20 Giugno 2018

L’altro vertice al mise anche le associazioni del territorio. sit-in sotto la sede del ministero

Tanti, circa una cinquantina, nella sala del Parlamentino al Mise. Altri giù, in strada, con uno striscione che sintetizzava il messaggio di quasi tutti: Ilva: chiusura e riconversione unica soluzione. Diversi rappresentanti dell’ associazionismo ambientalista tarantino si sono ritrovati uno accanto all’ altro a Roma per esporre la propria posizione al ministro dello Sviluppo economico e del lavoro, Luigi Di Maio. Oltre trenta associazioni con un massimo di tre delegati ciascuna nella Capitale. Di Maio le ha ascoltate tutte per quasi due ore, ma inevitabilmente la risposta è stata prudente: «Morivano e muoiono ancora di tumore le persone anche da me. Noi il mostro ce l’ abbiamo sotto terra, non lo vediamo neanche (il riferimento è alla Terra dei Fuochi, ndc). Sto studiando tutte le carte, questo ministero è al lavoro il giorno e la notte per uno screening dei documenti. Mi dispiace non essere venuto a Taranto, ma la vostra presenza ha un valore: sarete parte della decisione. So di dire una cosa scontata ma in passato non è stato così. Sto ascoltando tutti, i cittadini di Taranto hanno il diritto di respirare e io voglio garantirlo: questo posso dirvi oggi». Un primo round, quindi. Un confronto si è aperto con gli esponenti dell’ ambientalismo ma per trovare una soluzione che accontenti tutte le parti in causa ascoltate al Mise in questi due giorni serve un miracolo. O forse nemmeno quello, data la trasversalità delle esigenze. Come detto, il filone dei movimenti può essere ricapitolato – anche se è operazione rischiosa viste le varie sfumature di ciascuno – con lo striscione che campeggiava sotto la sede. «L’ associazionismo tarantino si è presentato finalmente compatto a questo appuntamento – ha dichiarato Luca Contrario, di Giustizia per Taranto e Piano Taranto associazioni del territorio che chiedono bonifica, risarcimento, chiusura delle fonti inquinanti e riconversione – una cosa da non dare per scontata in una realtà disgregata. Siamo venuti tutti insieme con un pullman partito alle cinque da Taranto, con un’ unica grande posizione». Per la presidente di Isde Taranto (associazione dei medici per l’ ambiente), Mariagrazia Serra, «l’ occasione del tavolo è stata utile per ricordare al titolare del dicastero gli allarmanti dati riferiti alle gravi patologie che a Taranto e provincia colpiscono soprattutto bambini e ragazzi». Serra ha consegnato nelle mani del ministro un documento redatto dai Medici per l’ Ambiente italiani che descrive la situazione tarantina e chiede l’ attenzione massima verso questo territorio, una richiesta che «non può prescindere dalla interruzione dell’ attività produttiva di Ilva». L’ associazione Peacelink guidata da Alessandro Marescotti ha chiesto «un nuovo decreto di ripristino della legalità per Taranto» con cui vengano abrogati l’ immunità penale (ai commissari Ilva e ai nuovi acquirenti) e il decreto del presidente del consiglio dei ministri Gentiloni (Dpcm 29 settembre 2017) che proroga fino al 2023 l’ attuazione delle prescrizioni Aia che dovevano essere già state realizzate entro il 2015: «A Genova è stata chiusa l’ area a caldo perché non compatibile con la salute e quella produzione è stata trasferita a Taranto. Taranto ha diritto alle stesse tutele di Genova. Per l’ Ilva di Taranto va pertanto fermata l’ area a caldo (ancora sotto sequestro) per il semplice motivo che non è stata messa a norma, nonostante tutte le promesse fatte e nonostante tutto il tempo che avevano a disposizione». Più lontane le posizioni di Legambiente e Codacons rispetto al contenuto dello striscione del presidio. Per la prima, tra le varie richieste al ministro c’ è stata anche quella «di un’ area a caldo più piccola rispetto a quanto preventivato da Mittal, in modo che non venga superato il limite di 6 milioni di tonnellate annue rivenienti dal ciclo integrale basato sul carbone, la attuale tecnologia produttiva». Non è per una chiusura anche Codacons che ieri al Mise ha presentato tre punti fondamentali: salvare l’ azienda, riconvertendo a gas gli impianti; bonifica immediata del quartiere Tamburi; garantire i livelli occupazionali attuali. A.Pig.

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