20 Giugno 2018

Consumi, Italia divisa poveri sempre più poveri

e si allarga la forbice tra nord (in ripresa) e sud
ROMA. È un’ Italia divisa e disuguale quella che emerge dai dati Istat sui consumi delle famiglie. La spesa nel 2017 cresce per il quarto anno consecutivo e in media raggiunge 2.564 a famiglia (+1,6%), ma resta sotto ai livelli del 2011 e gli aumenti riguardano soprattutto alcune categorie privilegiate. I più deboli continuano a stringere la cinghia: la spesa del decimo delle famiglie con i minori consumi diminuisce ancora del 5%, mentre quella del decimo che spende di più aumenta del 4,3%. Consumi molto inferiori alla media contraddistinguono le famiglie di anziane sole e giovani disoccupati (1.661 euro), ma anche i nuclei a basso reddito di stranieri (1.762 euro) e le famiglie di operai in pensione (2.052 euro). Spese «facili» contraddistinguono, invece, la classe dirigente con, in particolare, gli acquisti delle famiglie di imprenditori e liberi professionisti che crescono del 12,4% in un anno, fino a superare i 4mila euro di consumi al mese. Le differenze rimangono ampie anche a livello territoriale. Le famiglie del Nord Italia spendono in media circa 800 euro in più di quelle del Mezzogiorno e tra la Lombardia, prima regione per consumi, e la Calabria il divario sfiora 1.250 euro. Inoltre i consumi sono più alti nei comuni al centro di aree metropolitane rispetto a quelli periferici e a quelli di minori dimensioni, anche per effetto dei maggiori costi per l’ abitazione. Cresce la spesa alimentare. A livello nazionale l’ affitto medio pagato dalle famiglie è di 400 euro al mese e il mutuo di 574. Nello stesso ordine di grandezza è la spesa alimentare, che cresce del 2% nel 2017 fino a 457 euro al mese, trainata dagli acquisti di frutta e verdura. Per effetto della crisi e di nuovi abitudini alimentari, i piatti degli italiani sono sempre più «verdi» ma il consumo di carne resta prioritario e si stabilizza, dopo il calo del 2016, a 94 euro al mese a famiglia. Tra le spese in maggiore crescita l’ Istat indica le comunicazioni (+2,5%), i trasporti (+7,1%) e i servizi sanitari e la salute, che crescono in media dell’ 8% fino a 123 euro al mese. Questo aumento delle spese sanitarie colpisce in particolare gli anziani soli, una delle categorie più vulnerabili, per i quali raggiunge il 17,6%. Restano invece sostanzialmente ferme le spese per hotel, ristoranti, servizi ricreativi, spettacoli e cultura. Dal fronte delle imprese, l’ ufficio studi di Confcommercio vede emergere nuovi modelli di spesa con una «terziarizzazione dei consumi, maggiore attenzione alla cura del sé, alla mobilità e alle comunicazioni». La Confesercenti, invece, esprime preoccupazione per i segnali «non convincenti» che arrivano dai consumi nel 2018: «a questi ritmi – afferma – ci vorranno almeno altri due anni per tornare ai livelli di spesa registrati prima della crisi». «Il 2017 doveva essere l’ anno della ripresa dei consumi ma così non è stato», sintetizza il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. Chiara Munafò.

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