4 Giugno 2018

Bocciata ingiustamente, il ministero le versa dopo 28 anni un assegno di 260 mila euro

 

La vicenda seguita dal Codacons: la professoressa era stata esclusa indebitamente da un concorso alla Sapienza nel ‘90, ma ci sono voluti 18 anni per riconoscerle il titolo e 28 per avere diritto ad un risarcimento dal ministero dell’Istruzione

Ci sono voluti 28 anni per avere ragione: ma adesso la professoressa Maria Giuseppina Eboli può incassare il suo assegno da 260 mila euro di risarcimento dal ministero dell’Istruzione per aver subito danni morali ed economici nel partecipare ad un concorso alla Sapienza. «Era stata ingiustamente esclusa», spiega il Codacons, che ha curato la pratica legale per la professoressa. «Ora ha finalmente staccato un assegno da 257.684 euro. Rimane l’amarezza per il vergognoso comportamento del Miur, che ha costretto una ricercatrice ad attendere 28 anni per veder riconosciuti i propri diritti, un ritardo criminale che ha privato la professionista della sua vita e di una carriera che le spettava di diritto».

La vicenda inizia nel 1990, quando Eboli, già ricercatrice alla Sapienza, partecipa al concorso da 35 posti per professore associato nel comparto «economico estimativo». Non lo supera, viene bocciata: ma visto che valuta che la commissione esaminatrice abbia commesso «gravi scorrettezze», presenta un ricorso al Tar del Lazio. Il Tribunale amministrativo regionale le dà subito ragione, e chiede di annullare l’atto di nomina della Commissione, considerata illegittima. Ma il ministero dell’Istruzione non ci sta e oppone tre distinti ricorsi in appello, tutti respinti dal Consiglio di Stato. Ciò nonostante non cambia niente per Eboli, fino al 2008, quando, dopo l’ennesimo ricorso vinto, la dottoressa viene nominata professoressa associata. Avrebbe diritto ad un risarcimento per gli anni in cui non ha avuto il riconoscimento del ruolo, ma il ministero si oppone ancora una volta e si rifiuta. Arriviamo così a oggi: l’ennesima vittoria per la professoressa in un’aula e l’assegno che finalmente le viene riconosciuto, e che comprende non solo la ricostruzione della carriera ma anche il riconoscimento dei danni subiti.

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