31 Maggio 2018

Coldiretti si erge a difesa della Taggiasca

a diano marina vertici e associazioni dei consumatori uniti per sostenere chi produce e chi consuma l’ olio ligure di ponente. il presidente pautasso: «non si può fare il dna perchè è una cosa impossibile »
DIANO MARINA (gpi) Il Golfo dianese scelto come scenario ideale da parte di Coldiretti e Associazioni dei Consumatori per difendere il patrimonio dell’ oliva taggiasca. Nei locali della “Vegia Diàn” erano presenti il presidente regionale Coldiretti Giulio Boeri, il vice Carlo Siffredi, il direttore di Imperia Domenico Pautasso, Angelo Belfatti (Adoc), Santino Camonita (Assoutenti), Giorgio Lugli (Codacons) e Alberto Martorelli (Lega Consumatori). All’ iniziativa hanno dato la loro adesione anche Adiconsum, Casa del Consumatore, Federconsumatori e Sportello. In sostanza, tutte le Associazioni liguri dei Consumatori si sono unite per difendere chi produce e chi consuma olio d’ oliva garantendo la trasparenza dei pro dotti e la loro tracciabilità. In particolare è stato messo l’ accento sulla necessità di salvaguardare i produttori liguri di olive taggiasche da prodotti ottenuti dalla stessa cultivar ma provenienti da Paesi che con “Taggia” e le zone del Ponente ligure hanno ben poco da spartire, come ad esem pio Spagna e Albania in primis o anche da altre zone d’ Italia dove ormai si coltiva taggiasca. Ecco allora che ci si è posti una serie di domande e ci si è confrontati su questo delicato tema che coinvolge tantissimi produttori del settore. Esiste un sistema per distinguere i prodotti liguri da quelli di altre località? «Si era parlato di farlo attraverso l’ esame del DNA, ma il Parco Tecnologico Padano, l’ Ente nazionale che si occupa di questo tipo di ricerche e certificazioni, risponde chiaramente che allo stato attuale non esiste alcuna possibilità di sapere, attraverso l’ esame del DNA di un’ oliva taggiasca, se è stata coltivata in Italia o altrove» – sottolinea il direttore Pautasso mostrando tutta la documentazione ufficiale – «Il DNA di un’ oliva Taggiasca prodotta in Liguria è uguale in tutto e per tutto a quello di un’ oliva prodotta altrove. Per l’ olio, poi, la cosa è ancora più complicata, perché estrarne il DNA è oggi praticamente impossibile». Coldiretti ha presentato ricorso al Tar contro il Ministero perché la denominazione di “Taggiasca” venga riservata alle olive e agli oli liguri, consapevole del fatto che per ottenere la DOP sarà necessario prevedere il cambio del nome della varietà, poiché la legge vieta che il nome di un a varietà (cultivar) possa apparire in una Denominazione di Origine Protetta. Per quanto possa sembrare paradossale, per salvare la “nostra” Taggiasca bisogna cambiarle il nome. Pierantonio Ghiglione.

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