18 Maggio 2018

Benzina, la grande fuga verso Austria e Slovenia

prezzi alle stellecosto dei carburanti mai così alto dal 2015: fino all’ 8% in più rispetto a un anno fa servono 80 euro per il pieno di verde in un’ auto di cilindrata media, 74 per il gasolio
UDINE Schizza il prezzo del carburante. In alto come non lo era stato più dal luglio 2015. Oltre il tetto di 1,60 euro al litro di benzina. Tanto, troppo per i consumatori che a queste latitudini tornano così a guardare oltre confine. Verso Austria e Slovenia, pronti a prendere d’ assalto le pompe estere per salvare qualche euro. Con pezzi così alti neanche l’ antidoto regionale del bonus carburanti riesce a frenare il via vai.Il prezzo del litro di benzina alla pompa negli ultimi giorni oscilla, in Friuli Venezia Giulia, da un minimo di 1,541 euro a un massimo di 1,945 euro. Quello del gasolio da 1,436 euro minimo a 1,832 massimo. Tutt’ altri prezzi rispetto a quelli praticati negli Stati confinanti. In Austria il litro di benzina si attesta a una media di 1,264 euro. In Slovenia a 1,349 euro. Il gasolio rispettivamente a 1,213 euro e 1,298 euro. Una bella differenza, nonostante il prezzo sia aumentato ovunque, spinto in alto dal maggior costo del greggio, lievitato da gennaio a oggi di ben 17 punti percentuali. L’ effetto si vede e si sente nelle pompe del Paese e anche in quelle di casa nostra nonostante, qui, il bonus carburanti aiuti a calmierare l’ effetto degli aumenti. Vale, ricordiamolo, uno sconto di 14 centesimi al litro per il diesel e 21 per la benzina in fascia uno, di 9 centesimi per il diesel e 14 per la benzina in fascia due. Un bell’ aiuto, in generale, al contenimento della fuga oltre confine che con rincari come quelli attuali però perde d’ incisività.Alla base del caro pieno ci sono le aumentate quotazioni del petrolio. Rispetto ai 50 dollari di un anno fa, il greggio ha superato la scorsa settimana i 75 dollari, complici le estensioni dei tagli decisi dall’ Opec e le tensioni geopolitiche in Medio Oriente. L’ aumento dei prezzi alla pompa è conseguente. Stando a Quotidiano energia, il prezzo nazionale praticato in modalità self della benzina è pari a 1,618 euro/litro, con i diversi marchi che vanno da 1,621 a 1,629 euro/litro (no-logo a 1,595). Quello del diesel è di 1,490 euro/litro, con le compagnie che passano da 1,491 a 1,513 euro/litro (no-logo a 1,470). Quanto al servito, per la benzina il prezzo medio praticato è di 1,742 euro/litro, con gli impianti colorati che vanno da 1,719 a 1,805 euro/litro (no-logo a 1,634), mentre per il diesel la media è di 1,618 euro/litro, con i punti vendita delle compagnie da 1,606 a 1,677 euro/litro (no-logo a 1,509). Il Gpl, infine, va da 0,632 a 0,657 euro/litro (no-logo a 0,624). Per un’ auto di cilindrata media significa 80 euro per un pieno di benzina, 74 per il gasolio. Rispetto a un anno fa il rincaro pesa tra il 5 e l’ 8 per cento. Lo pagano consumatori e autotrasportatori, al contrario se ne giovano le compagnie petrolifere, che con il rincaro dei listini aumentano i margini, e soprattutto lo Stato, che vede accrescersi il gettito Iva. Sì, perché la componente fiscale sul prezzo del carburante pesa per oltre la metà. Per l’ esattezza il 64,7 per cento sulla benzina, il 61,8 per cento sul gasolio.Nell’ Eurozona nessuno fa peggio dell’ Italia che in materia di tassazione dei carburanti non ha rivali: le accise finanziano interventi dalla Guerra d’ Etiopia (1935-36) al sisma in Emilia (2012), passando dalla crisi di Suez (1965) al disastro del Vajont (1963) e ancora dai terremoti di Belice, Friuli e Irpinia tra gli altri. Coldiretti denuncia l’ effetto valanga sulla spesa degli italiani. All’ aumento diretto del pieno di benzina, immediatamente percepito dal portafoglio dei consumatori, si aggiunge infatti quello indiretto che si ripercuote a cascata dall’ autotrasporto ai beni di consumo che in Italia viaggiano all’ 85 per cento su gomma. Per Coldiretti, l’ aumento è destinato a contagiare l’ intera economia. Se salgono i prezzi del carburante – ammonisce l’ associazione – si riduce infatti il potere di acquisto degli italiani, che hanno meno risorse da destinare ai consumi, mentre aumentano i costi per le imprese. Alza la voce anche il Codacons che arriva a chiedere l’ intervento dei Nas per indagare sul rincaro dei listini, verificando come sia possibile che «il prezzo alla pompa aumenti al solo annuncio di tensioni in Medio Oriente». L’ associazione teme una speculazione «che potrebbe configurare una forma di aggiotaggio».Ai consumatori non resta che sperare in una manovra del futuro Governo Lega-M5s che secondo La Repubblica potrebbe approvare un taglio alle accise in grado di far calare fino a 20 centesimi al litro il prezzo della benzina. La misura sarebbe contenuta nel patto di governo cui stanno lavorando le due forze politiche.©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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