Delude la produzione industriale in Italia, ma Piazza Affari resta positiva
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fonte:
- Milanofinanza.it
Piazza Affari si conferma in rialzo (+0,31% a 23.125 punti l’ indice Ftse Mib) anche se a febbraio l’ indice destagionalizzato della produzione industriale ha registrato una diminuzione dello 0,5% rispetto al mese precedente. Corretto per gli effetti di calendario, a febbraio l’ indice è aumentato in termini tendenziali del 2,5% (i giorni lavorativi sono stati 20 come a febbraio 2017). I dati sono sotto le attese degli economisti che si aspettavano nel mese in osservazione un incremento dello 0,8% su base congiunturale e un +4,8% tendenziale. Si tratta dei primi due cali congiunturali consecutivi da maggio-giugno 2016. Il rialzo tendenziale è il più basso da aprile 2017. Nella media del trimestre dicembre 2017-febbraio 2018 la produzione è aumentata dell’ 1,4% rispetto al trimestre precedente. Mentre nella media dei primi due mesi dell’ anno è salita del 3,4% rispetto allo stesso periodo dell’ anno precedente. Più nel dettaglio, l’ indice destagionalizzato mensile ha presentato una significativa variazione congiunturale positiva nel comparto dell’ energia (+8,1%); viceversa sono dimuniti i beni di consumo (-2,4%), i beni intermedi (-1,5%) e i beni strumentali (-1%). In termini tendenziali gli indici corretti per gli effetti di calendario hanno registrato a febbraio aumenti apprezzabili nei raggruppamenti dei beni strumentali (+3,9%) e dei beni di consumo (+2,5%); più contenuto l’ aumento dell’ energia (+1,9%) e dei beni intermedi (+1,2%). Per quanto riguarda i settori di attività economica, i comparti che hanno evidenziato la maggior crescita tendenziale sono stati quelli della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+11,2%), della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+6,6%) e della fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a. (+5,3%). Al contrario le diminuzioni maggiori si sono viste nei settori dell’ attività estrattiva (-4,9%), della fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (-4%) e della fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-2,6%). Dati deludenti per il Codacons. “Dopo un iniziale trend incoraggiante dell’ industria italiana, negli ultimi mesi i dati registrati dall’ Istat appaiono altalenanti e al di sotto delle aspettative”, ha affermato il presidente, Carlo Rienzi, “a destare particolare preoccupazione è la forte flessione dei beni di consumo, che su base congiunturale segnano un calo del -2,4%. E’ evidente che per una ripresa definitiva dell’ industria italiana serve consolidare i consumi delle famiglie, incrementando il potere d’ acquisto, liberalizzando il commercio e incentivando le vendite al dettaglio. Questa deve essere una precisa priorità del prossimo governo che deve attuare misure specifiche per spingere i consumi”. Dati pessimi anche per Massimiliano Dona, presidente dell’ Unione nazionale consumatori. “Anche se su base annua si registrano incrementi, rispetto al mese precedente c’ è un crollo generalizzato. Ci preoccupano, in particolare, i beni di consumo che segnano una diminuzione del 2,4%. Quelli durevoli, poi, calano del 2,2% anche in termini tendenziali”, ribadisce Dona. “E’ chiaro che se invece di migliorare, i dati peggiorano, si allungano i tempi per tornare ai valori pre-crisi. Rispetto a 10 anni fa, c’ è ancora una differenza sconfinata da colmare. Se si confrontano i dati di oggi con quelli di febbraio 2008, la produzione è ancora inferiore del 20,1%, e i beni di consumo durevoli hanno ancora un gap record rispetto ai valori pre-crisi del 30,3%”, conclude Dona. Lo spread Btp/Bund è poco mosso a 127 punti base nonostante lo stallo politico e in attesa dell’ asta di Bot di domani e di quella di Btp di giovedì. “Da seguire con attenzione sia i rapporti di copertura che i rendimenti delle aste, per capire quale sia realmente il mood degli investitori sull’ attuale situazione politica”, affermano gli analisti di Marzotto Sim che continuano a ritenere che “solo una coalizione anti-establishment tra Lega, senza FI, e M5S, che sembra attualmente improbabile, possa raffreddare l’ interesse degli investitori esteri, tornati recentemente sul debito italiano, verso i governativi italiani, aumentando i timori che la richiesta Ue di un aggiustamento dello 0,3% del deficit sia difficile da raggiungere. Al contrario, un accordo programmatico tra PD e M5S aumenterebbe la fiducia per un maggior rispetto dei vincoli europei”.
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