Dati Facebook, scatta l’ istruttoria Antitrust
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fonte:
- Il Gazzettino
`nel mirino del garante la preselezione automatica del consenso al trattamento delle informazioni personali quando si apre l’ account `nella rete di cambridge analytica circa 2,7 milioni di europei bruxelles adesso studia sanzioni pesanti per tutelare la privacy
LO SCANDALO ROMA L’ altro giorno ha aperto un’ istruttoria il Garante della privacy, ieri lo ha fatto l’ Antitrust. Facebook – e il modo in cui tratta e cede i dati personali dei suoi utenti – entra nel mirino anche delle istituzioni italiane, dopo quelle degli Usa, dell’ Ue e di tanti altri paesi. I vertici del colosso non dovranno dare spiegazioni solo relative allo scandalo Cambridge Analityca, la società americana che avrebbe utilizzato in modo improprio i dati di 87 milioni di utenti Fb tra cui anche 214.00 italiani. Le indagini a questo punto diventano a tutto tondo: gli uomini di Mark Zuckemberg dovranno dire che cosa ci fanno con tutti i nostri dati, a chi li cedono, per quali motivazioni. Anzi, dovranno fare un passo ancora più indietro: dovranno dimostrare che ce lo hanno chiesto veramente il permesso – e noi glielo abbiamo dato consapevolmente – di accumulare le informazioni relative alla nostra vita, persino sui nostri pensieri (avete presente la prima cosa che appare quando apriamo la nostra pagina Fb: «A cosa stai pensando?»). Il procedimento avviato dall’ Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, guidata da Giovanni Pitruzzella, riguarda proprio l’ accertamento di presunte pratiche commerciali scorrette. Due in particolare. Una scatterebbe al momento della registrazione alla piattaforma: Facebook non informerebbe adeguatamente e immediatamente l’ utente dell’ attività di raccolta e utilizzo a fini commerciali dei dati che egli cede. Questi dati verrebbero «automaticamente» scambiati con terzi operatori ogni volta che l’ utente accede o utilizza siti web e app di terzi, «senza alcun consenso da parte dell’ utente, con sola facoltà di opt-out». L’ altra scorrettezza riguarda «l’ indebito condizionamento nei confronti dei consumatori registrati», i quali presterebbero il consenso alla raccolta e all’ utilizzo di tutte le informazioni che li riguardano in modo inconsapevole e automatico tramite un sistema di preselezione del consenso. LA STRETTA Insomma l’ accusa è chiara: al momento dell’ iscrizione sulla sua piattaforma, Fb ci dice che il tutto è gratuito. Ma così non è: perché in realtà noi paghiamo fornendo i nostri dati che poi Fb vende a terzi. «Noi siamo stati chiamati a intervenire dalle associazioni di tutela del consumatore e riteniamo che i messaggi devono essere chiari, precisi, non ingannevoli, su cosa le piattaforme come Facebook fanno della nostra identità digitale» ha spiegato Pitruzzella. Grande l’ apprezzamento delle associazioni dei consumatori. «Ora l’ Antitrust farà finalmente chiarezza» dice l’ Unc. Mentre il Codacons vede maggiori possibilità di successo per «la class action contro Facebook, lanciata per conto degli italiani coinvolti loro malgrado nello scandalo Datagate». Va avanti anche il procedimento aperto dal Garante della Privacy: l’ Autorità guidata da Antonello Soro incontrerà il 24 aprile Stephen Deadman, l’ uomo a capo dello staff di Fb che dovrebbe garantire a livello globale la sicurezza dei dati. Intanto la Ue prepara la stretta: sono allo studio nuove regole e nuove sanzioni a tutela della privacy. Chi sgarra – spiega un portavoce della commissione europea – sarà punito con sanzioni proporzionate all’ offesa, le quali «potranno ammontare fino al 4% del giro d’ affari globale della società». Sono 2,7 milioni gli utenti Ue i cui dati – per stessa ammissione di Fb in una lettera di risposta alle delucidazioni chieste dalla commissaria alla giustizia Ue, Vera Jourova – potrebbero essere stati impropriamente condivisi con Cambride Analytica. Ora la commissione – dice il portavoce – studierà le misure che Facebook dice di aver già adottato. Poi partirà la stretta. Giusy Franzese © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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