8 Aprile 2018

Cdp non compra Tim È solo un “presidio”

Sara Bonifazio MILANO L’ ingresso di Cdp in Tim non è costituisce una nazionalizzazione. Il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda interviene e spiega: «Non stiamo mettendo lo Stato da nessuna parte, ma supportando un progetto che prevede una pubblic company, sogno proibito di ogni liberista». Ma non basta, «una decisione interventista che ribalta in poche ore una linea politica ventennale merita una spiegazione articolata. Nel metodo, oltre che nel merito» osserva il professore della Bocconi Carlo Alberto Carnevale Maffè e Calenda promette un intervento più “istituzionale”. In questo polverone intanto Amos Genish prosegue il suo roadshow per convincere gli investitori istituzionali della bontà del suo piano in vista dell’ assemblea del 24 aprile e prima che i proxy advisor diano le loro indicazioni di voto. Non c’ è un aggiornamento di piano per fronteggiare le proposte del fondo Elliott e gli advisor (Unicredit, Credit Suisse e Goldman Sachs) sono i consulenti finanziari di sempre nell’ ambito delle strategie. Tornando alla politica, «nessuno difende le partecipazioni statali, Cdp non sta assumendo il controllo di Tim – spiega Calenda su Twitter – Ma Tim possiede un asset di interesse pubblico, la rete, ed è giusto presidiare perché le ultime proprietà non sono state precisamente impeccabili. Da qui allo statalismo ce ne passa». Preoccupato è l’ ex commissario alla Spending Review, Carlo Cottarelli: «Ho in generale una preoccupazione, maturata negli ultimi anni, che si ricreino le partecipazioni statali». Battagliero invece il Codacons che ha già presentato un esposto a Consob, Corte dei Conti e Procura di Roma per bloccare l’ operazione, nell’ ipotesi di insider trading. Il titolo Tim ha fatto un balzo del 13,3% tornando a livelli di agosto 2017 (0,85 euro).
sara bonifazio

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