Fido “traslocato”, la protesta di un anziano
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fonte:
- Messaggero Veneto
di Michela Zanutto UDINE Popolare di Vicenza, dopo quattro anni dall’ acquisto di azioni che non valevano nulla attraverso un fido ad hoc, i clienti sono ancora costretti a pagare gli interessi a Intesa SanPaolo. A denunciare il fatto è Giorgio Marici, pensionato pordenonese, ma la situazione è comune a molti. Marici nel 2014, in occasione dell’ ultimo e disperato aumento di capitale quando cioè il buco di bilancio era già chiaro per gli addetti ai lavori, viene contattato dalla Popolare di Vicenza: in forza della sua fedeltà, poiché è cliente da 50 anni dell’ istituto di credito (aveva iniziato con la Popolare Udinese), gli viene offerta l'”opportunità” di acquistare un pacchetto di azioni a 62,50 euro l’ una. Per l’ esattezza 144, per un controvalore di 9 mila euro. «Al mio rifiuto, avevo allora 80 anni, per motivi di liquidità – ha ricordato Marici -, mi è stato offerto un fido in un conto nuovo, a parte, di 10 mila euro, 9 mila per le azioni e mille per gli interessi. In quell’ occasione, ricordo che eravamo nel 2014, era stato decantato il valore nel tempo delle azioni e quindi la possibilità di una futura vendita con un interessante ricavo. Tale era la fiducia nella banca, che ingenuamente, mi sono lasciato convincere». L’ anno dopo c’ è il crollo del valore e il conseguente crac. «Ho inviato subito alla banca una raccomandata chiedendo l’ annullamento dell’ operazione – ha spiegato Marici -, ma la banca ha risposto con un rifiuto». A quel punto il pensionato, su suggerimento del Codacons, manda un esposto alla Procura di Vicenza, ma senza risposta. Per fortuna non si perde d’ animo e si rivolge all’ arbitro per le controversie finanziarie attivo dal 2017 in Consob che gli dà ragione su tutta la linea. Finalmente una soddisfazione. Perché dichiara BpVi «tenuta a corrispondergli la somma di 9 mila e 63 euro, pari al valore delle azioni al momento dell’ investimento, oltre a 400 euro per i diritti Consob». Ma di quei soldi non si è visto ancora nemmeno un euro. La Popolare di Vicenza entra nel 2017 in fase di liquidazione coatta amministrativa e gli asset positivi vengono acquistati per un euro da Intesa SanPaolo. Così Intesa si assume la gestione del fido intestato al signor Marici, considerandolo sempre operativo. Ed ecco la sorpresa: un addebito di interessi negativi per 300 euro, somma che il cliente è chiamato a saldare. «Sono incappato nella truffa di una truffa – ha denunciato il pensionato -. Qual è la differenza tra le due banche? BpVi ha carpito la mia buona fede, convincendo un vecchio cliente di 80 anni ad aprire un fido di 10 mila euro per acquistare “carta straccia”, mentre Intesa, di sua iniziativa, ha acquistato tale fido a un euro, rendendolo operativo, per incassare 10 mila euro, facendo presente che non avrebbe risposto dell’ operato precedente». A questo punto Marici ha trasmesso al direttore della sua ex filiale BpVi ora Intesa di San Vito, in provincia di Pordenone, tutta la documentazione Consob, chiedendo come intendano comportarsi. Ma senza fortuna. «Essendo io l’ interessato, penso di avere diritto di pretendere che il mio fido rimanga nella banca che lo ha concesso, cioè la BpVi – ha detto Marici -, che dovrà rispondere alla decisione della Consob, e non passare a Intesa, che si chiama fuori e considera il fido un suo diritto. Non capisco questo gioco delle tre carte a mie spese».Nei confronti di Intesa ci sono due possibilità: pagare oppure no, ma le conseguenze sono pesanti. Proviamo a fare un po’ di ordine. «Il problema è che la Popolare di Vicenza, che è stata condannata dall’ Arbitro per le controversie finanziarie, si trova oggi in liquidazione coatta amministrativa – ha spiegato Barbara Puschiasis, presidente dell’ associazione Consumatori attivi – e il fido a suo tempo concesso al cliente per l’ acquisto delle azioni non fa più capo alla Banca Popolare di Vicenza ma, per effetto del decreto legislativo 99 del 17 poi convertito in legge, a Intesa. Questa situazione chiaramente complica oltremodo la tutela del risparmiatore tradito. Diverso l’ atteggiamento nei confronti di Banca Intesa. Qui invece si trova davanti a due soluzioni: continuare a pagare gli oneri del fido per poi estinguerlo sperando di recuperare quanto dovuto dalla liquidazione oppure non pagare più il fido. Quest’ ultima soluzione comporta, a differenza della prima, sicuramente il passaggio a sofferenza del credito con la segnalazione del debitore alla centrale rischi e il recupero coattivo del credito da parte dell’ istituto».
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