Pranzo di Pasqua, avanti tutta con i prodotti locali
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fonte:
- Il Messaggero
segue dalla prima pagina Sode o quale ingrediente di dolci tipici o di torte e pizze salate, il simbolo della Pasqua sono le uova fresche, la dimostrazione che, nonostante tendenze salutistiche e minor propensione alla spesa, le tradizioni culinarie resistono. «C’ è una riduzione negli acquisti di carne di agnello (per il Codacons del 10% a livello nazionale, ndr) spiega Samuele Tognaccioli, presidente provinciale Fida Confcommercio Perugia e un crescente interesse per i prodotti locali. In tanti sono disposti anche a spendere un po’ più per un piatto già preparato o pronto-cuoci, dal roast-beef alle salse, a patto di avere una garanzia su chi li ha cucinati e sulla provenienza delle materie prime». C’ è comunque un 30% di famiglie che conserva la tradizione della cucina fai-da-te, preparando in casa anche dolci tipici, torte e pizze salate. L’ impennata nella vendita di uova fresche, farina, parmigiano, burro o strutto, specie nel perugino, è legata alla preparazione domestica della torta di Pasqua. Delle circa 160 tonnellate di salumi che si calcola saranno consumati nei prossimi giorni, gran parte accompagneranno la torta al formaggio. Il Codacons prevede inoltre che si consumino circa 390mila uova al cioccolato, più o meno uno a famiglia mentre scende la quota delle colombe (330mila, la stima). Anche per le uova di Pasqua si avverte una riduzione negli acquisti. «Si vende un po’ meno cioccolato aggiunge Tognaccioli ma più di qualità: le famiglie magari ne comprano uno solo ma di maggior valore». Considerando alimenti, bevande e dolciumi, si stima una spesa di 13,5 milioni di euro, stabile rispetto a un anno fa. Torna a sorridere il settore turistico per una Pasqua definita «di definitiva resurrezione». Almeno stando all’ indagine Federalberghi Umbria Confcommercio condotta tra un campione di strutture associate che conferma il trend positivo avviato la in estate e consolidato a Natale. Per il ponte pasquale, il 53% delle imprese dice di aver superato l’ 80% di occupazione delle camere e tra queste quasi un 20% dichiara il sold out. Il 25% è vicina al 70%, l’ 8% insegue il 50% e solo un 14% si attesta intorno al 30%. A favore di alberghi, b&b e soprattutto agriturismo, gioca anche la politica di contenimento prezzi: il 66% del campione ha mantenuto gli stessi del 2017, il 10% li ha abbassati. Quanto ai turisti incoming, l’ Umbria si conferma meta di famiglie e coppie col 93% delle prenotazioni che riguarda il turismo individuale. «Un elemento significativo osserva Vincenzo Bianconi, presidente di Federalberghi Umbria che orienta sempre meglio le azioni di comunicazione e marketing del prodotto turistico Umbria». Guardando alla nazionalità, si scopre che la quasi totalità delle presenze è di italiani col 37% delle prenotazioni effettuate online, il 53% dirette. «Le nostre imprese ricettive sono per lo più a gestione familiare, attente a curare il rapporto con la clientela abituale aggiunge Bianconi – un valore in più che l’ Umbria può spendere sotto il profilo turistico». Quanto al turismo outcoming, il Codacons Umbria stima maggiori partenze. «Un dato crescente rispetto a un anno fa osserva la presidente Carla Falcinelli ma soprattutto rispetto agli anni precedenti, con Spagna, New York e mete italiane in cima alla lista». Fabio Nucci.
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