Quel richiamo all’ iconografia
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fonte:
- Giornale di Sicilia
Cosi ruci, sinonimo di dolciumi, zucchero e celate, pasta dolce fragrante che si mangia nella Settimana Santa, «quei sette giorni – come disse l’ etnoantropologo Antonino Buttitta nell’ aprile 2009 al Giornale di Sicilia – che assicurano la rigenerazione periodica dell’ anno attraverso la rappresentazione simbolica delle fasi conclusive del Dio salvatore. La Pasqua è la morte e la rinascita di Dio, ma anche la rinascita della natura, la nostra rinascita a nuova vita liberati da tutti i peccati». Dai pani di una volta sono nati i dolci pasquali, quelli che fanno parte oramai della tradizione sacra e profana di questa Settimana Santa. Alle antiche origini, dunque, sono legati i dolci della Pasqua e nonostante le innovazioni ne abbiano cambia to l’ aspetto, non riescono a nasconderne le differenti stratificazioni culturali e gli originari significati. «Così – aggiunse Buttitta – al simbolismo originario della Pasqua come rito di rinascita della natura si riconnettono i dolci che contengono l’ uovo, elemento centrale delle rappresentazioni cosmogoniche. Alla sua matrice semitica sono da riportare invece quelli che raffigurano l’ agnello, mentre all’ iconografia cristiana sembrano rinviare i dolci a forma di colomba». A parte le uova al cioccolato e le colombe pasquali, “innovazione” degli antichi dolci, alla Pasqua sono legati alcuni tipici dolci pasquali che non mancano sulle tavole. C’ è la cassata siciliana (ormai conosciuta in tutto il mondo e, bontà della gola, pronta da gustare tutto l’ anno), le cassatelle con la ricotta, fritte o al forno, i picureddi, «pecorelle di pasta reale – dice ancora Buttita – la cui posa è divenuta ormai un classico: sdraiate sopra un prato verde disseminato di confetti multicolori, con una banderuola rossa, simile a quella che nell’ iconografia sacra è in mano a San Giovanni, infilzata sul dorso». E ancora i biscotti con l’ uovo che, nelle diverse aree di produzione della Sicilia si caratterizzano per un tipo lessicale prevalente. Nomi diversi: dal campanaru (chiamato così nella zona della Valle del Belice) al cannatuni (a Trapani), al cannateddu, al cicìu, al cicilìu, al pupu cull’ ovu (nel Palermitano), al cannileri, al panareddu, all’ aceddu, ai varati, alla cad dura cull’ ova, alla palummedda. Dolceria sacra e dolceria profana, per il palato e per la fede. QUANTO SI SPENDE ) Nessun aumento dei prezzi per i 32 milioni di uova di cioccolato e i 27 milioni di colombe in arrivo nelle case degli italiani, mentre calano del 5% i listini per l’ agnello. Un mercato, quello delle tipiche tavole pasquali, caratterizzato da una drastica riduzione dei consumi di carne ovina, dove irrompono alimenti biologici e vegani. È il Codacons a diffondere un monitoraggio su listini e tendenze dei principali alimenti pasquali, con qualche consiglio per risparmiare nel carrello della spesa. Nei supermercati il prezzo delle uova di Pasqua da 150 gr delle principali marche varia tra i 7,90 e i 9,90 euro, mentre per quello da 220 gr si spende tra i 12 i 14 euro. Ma quest’ anno il comparto dolciumi diventa più biologico e più vegano, con l’ uovo che costa dai 14 ai 16 euro.
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