24 Marzo 2018

Cambridge Analytica, l’ Italia vuole vederci chiaro Aperto un fascicolo

AROMA – Il ‘Datagate’ finisce in procura a Roma. A piazzale Clodio infatti è stato aperto un fascicolo, al momento senza indagati né ipotesi di reato, dopo l’ esposto presentato dal Coda cons in relazione al caso “Datagate”. Il documento del Codacons chiede indagini su eventuali casi nostrani dello scandalo Cambridge Analytica nell’ ambito del quale 51 milioni di profili sarebbero stati sottratti all’ insaputa dei diretti interessati e poi utilizzati per campagne a favore della Brexit e di Donald Trump. Già ieri, inoltre, il garante della Privacy aveva annunciato l’ intenzione di aprire un’ istruttoria a seguito dell’ esposto dell’ associazione dei consumatori sul possibile coinvolgimento di utenti italiani. Tutto questo mentre non si placano le polemiche per lo scandalo Cambridge Analytica e, anzi, il caso si allarga fino a presunti legami con il cosiddetto Russia gate, anche in Europa e Italia si punta a fare chiarezza. Il Codacons, che dopo l’ apertura del fascicolo a piazzale Clodio parlano di “clamoroso successo contro un gigante del web”, citano nell’ esposto l’ ipotesi di trattamento illecito di dati (articolo 167 del Codice della Pri vacy) e misure di sicurezza (dall’ articolo. 169). La soddisfazione per l’ apertura dell’ inchiesta da parte della procura di Roma è stata espressa direttamente dal presidente del Codacons Carlo Rienzi. “Pubblicheremo sul nostro sito il modulo di costituzione di parte offesa nell’ indagine aperta dalla Procura, allo scopo di avvia re una azione di massa e tutelare la posizione di oltre 30 milioni di italiani iscritti al social network – prosegue Rienzi – . Con tale modulo i cittadini potranno segnala re alla magistratura la propria posizione di soggetti offesi da eventuali reati che saranno accertati nel corso dell’ indagine, e avviare così l’ iter legale per la richiesta di risarcimento in caso di utilizzo illecito dei dati sensibili commesso da Facebook o da soggetti terzi legati al social network”. Sulla vicenda, vuole vederci chiaro anche Bruxelles. E il garante Antonello Soro nei giorni scorsi ha inviato una lettera ad Andrea Jelinek, presidente del gruppo che raccoglie i Garanti europei, per proporre l’ estensione del mandato della task force già operante su Facebook, per una precedente vicenda, al caso specifico della società di consulenza britannica. L’ obiettivo, in Europa come in Italia, è accertare eventuali violazioni di dati personali di cittadini dell’ Unione europea funzionali a condizionare illecitamente l’ esito delle diverse consultazioni elettorali o referendarie svoltesi negli ultimi anni, o comunque a manipolare indebitamente il consenso elettorale. “Le autorità di protezione dati che collaborano nell’ ambito della “Task Force di Facebook” hanno già raccolto importanti informazioni -scrive Soro nella lettera – sul livello di conformità dei trattamenti svolti, da parte di questa società, alle norme europee in materia di protezione dati e tali informazioni possono essere ulteriormente utilizzate, anche per chiarire il caso in esame”. B.
alessandra lemme

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