16 Marzo 2018

Bianco sotto accusa: “Si dimetta subito”. Ma il sindaco è in campagna elettorale

 

CATANIA – E’ un colpo pesantissimo, su Catania e sulla gestione dell’amministrazione della città alla vigilia delle elezioni comunali, con il sindaco in carica che ha già dichiarato di voler candidarsi per un secondo mandato. Non solo cronaca giudiziaria, ma anche politica, visto che nel mirino degli inquirenti sono finiti anche due fedelissimi collaboratori del sindaco Bianco, il ragioniere generale Massimo Rosso e il dirigente Orazio Fazio che avrebbe dovuto sorvegliare e sanzionare le ditte che ripulivano la città. L’inchiesta della Dda etnea “Garbage affairs” ha scoperchiato un sistema “sporco e drogato” insinuato nelle istituzioni, che fa l’interesse di pochi a discapito dell’intera comunità che, scherzi del destino, nel primo giorno di pagamento della tassa sulla spazzatura, si vede sbattere in faccia i volti e i nomi di quei funzionari comunali che avrebbero dovuto garantire che i loro soldi fossero spesi bene e in modo trasparente. Un meccanismo ben rodato, in cambio di qualche favore personale si chiudevano gli occhi sui controlli. Ma non su tutti. Per non destrare sospetti.

Eppure i sospetti c’erano ed erano sotto gli occhi di tutti, con una gara d’appalto andata per ben tre volte deserta per mancanza di concorrenti. “Da quando il gruppo Senesi si è aggiudicato l’appalto, gli uffici del Comune di Catania che dovrebbero occuparsi di verificare il corretto svolgimento della raccolta dei rifiuti e della pulizia della città, erogando salate multe per gli inadempimenti dell’azienda, sembra abbiano smesso di funzionare” lamentava pubblicamente il gruppo di Catania Bene Comune.

“Ogni giorno decine di sorveglianti, impiegati del Comune, girano la città e verificano il rispetto delle condizioni contrattuali dell’appalto. Le sanzioni previste sarebbero salatissime – spiega Matteo Iannitti – per ogni cumulo di rifiuti lasciato fuori dai cassonetti 1.000 euro al giorno di multa, per ogni area non spazzata 600 euro al giorno di multa, per il semplicissimo coperchio del cassonetto lasciato aperto 100 euro di multa al giorno, per il cassonetto non lavato accuratamente 300 euro di sanzione al giorno, per il cassonetto danneggiato e non riparato 300 euro di sanzione al giorno. Multe enormi che dovrebbero essere puntualmente presentate all’azienda che ogni giorno percepisce più di 100mila euro per il servizio di pulizia della città”.

Ma da quando Senesi ed Eco.Car hanno vinto l’appalto le multe sono irrisorie e, ogni mese, hanno lo stesso importo: milleduecento euro. Per capire quanto insignificante sia tale somma basti pensare che il comune di Aci Catena, anch’esso finito nel mirino della magistratura per la gestione dei rifiuti, erogava ogni mese a Senesi penali di 12mila euro. Dieci volte le sanzioni di Catania per un Comune che ha meno di un decimo degli abitanti.

“Ogni mese il Direttore dell’Esecuzione del Contratto con Senesi ed Eco.Car, funzionario del Comune di Catania, responsabile dei sorveglianti e delle sanzioni, Dott. Orazio Fazio, ha redatto il prospetto delle penali da presentare alle ditte, controfirmato dal Direttore dell’Ecologia Leonardo Musumeci. Ogni mese sanzioni diverse ma con una cosa in comune: l’importo complessivo. Ogni mese 1.200 euro, ogni mese la stessa cifra sorprendentemente uguale. Nessun cassonetto aperto a Catania, nessun cumulo di rifiuti per le strade, nessun cassonetto rotto secondo l’amministrazione comunale.

A tutela dei cittadini, attraverso il presidente regionale dell’associazioni consumatori, l’avvocato Giovanni Petrone, il Codacons annuncia che si costituirà parte offesa e chiederà nei confronti dei responsabili di risarcire i cittadini catanesi fino all’ultimo centesimo, pagando anche gli interessi legali”.

IL SINDACO SI DIFENDE. Per tutta la giornata e da più parti politiche sono arrivate pressanti richieste di dimissioni al sindaco Enzo Bianco, che da parte sua si sente tradito dai suoi collaboratori infedeli. “Pochi mesi il mio insediamento ho destituito la dirigente del servizio per connivenze con le imprese che operavano con il Comune; successivamente è stata avviata azione penale ancora in corso. Ho licenziato e denunciato dipendenti infedeli che non controllavano la qualità dei servizi di pulizia espletati, richiedendo favori”.

Bianco ricorda di avere effettuato la rotazione dei dirigenti comunali, di avere presentato segnalazioni all’Anac e alla Procura e di avere chiesto al Conai assistenza tecnica per formulare gli elaborati della procedura di gara.

“Ho manifestato perplessità solo sull’ipotesi di frazionare la gara in più lotti, per le evidenti difficoltà gestionali conseguenti. Ho preteso che il bando di gara non fosse redatto da un solo soggetto, ma da un gruppo di lavoro. Ho chiesto che dal principio di rotazione non fosse escluso nessuno, trasferendo il personale ad altri servizi; tant’è che Fazio, già da alcuni mesi, è stato allontanato dalla responsabilità della esecuzione del contratto. Tutto ciò non è bastato – aggiunge – e la vicenda e il quadro che vengono fuori dall’inchiesta sono torbidi e gravissimi. Coinvolgono miei collaboratori, che hanno tradito la fiducia da me riposta in loro. Provo rabbia e amarezza”. Il sindaco ribadisce “piena fiducia nella magistratura” e annuncia che assumerà immediatamente “ogni iniziativa amministrativa coerente con lo svolgimento dell’inchiesta”.

LE REAZIONI DELLA POLITICA. Scuse che non convincono gli oppositori. “Ancora una volta la politica delega ai magistrati un ruolo che dovrebbe essere suo – attacca Claudio Fava, deputato regionale della lista 100 passi – A Catania gli elementi di opacità apparivano così evidenti da spingerci a presentare un’interrogazione parlamentare all’Ars. L’amministrazione comunale e il sindaco Bianco non possono far finta di nulla mentre uomini di primo piano della macchina comunale finiscono in manette. Se uomini di fiducia del sindaco erano a disposizione, come dice la Procura, di illeciti interessi, Bianco deve assumersi le proprie responsabilità”.

Nel dibattitto interviene anche Emiliano Abramo, presidente della locale Comunità di Sant’Egidio, tra gli interlocutori privilegiati di Bianco nel mondo del welfare oggi candidato sindaco indipendente per la lista civica “E’ Catania”. Fa tremare – sottolinea – il fatto che, tra le persone coinvolte, ci sia il Ragioniere generale, figura importantissima della macchina amministrativa e uomo di fiducia del sindaco Bianco, tanto da aver ricoperto la carica di capo di Gabinetto e uno dei funzionari della direzione ecologia più vicini al primo cittadino. Non è possibile che l’amministrazione della “presunta legalità”, almeno secondo la narrazione che il sindaco Bianco ha portato avanti in tutti questi anni, non sapesse a chi conferiva fiducia, incarichi e promozioni. Le responsabilità e le scelte politiche si intrecciano con quelle amministrative.

I deputati nazionali e regionali catanesi del M5s incalzano l’amministrazione chiedendo le dimissioni del sindaco. “Ora basta, la politica si assuma le proprie responsabilità, Enzo Bianco tragga le conclusioni del suo fallimentare mandato a Catania e si dimetta”. I deputati regionali e nazionali del M5s incalzano il sindaco dopo l’inchiesta “Garbage affair” di Dia e Dda.

“Nel fare ancora una volta un plauso all’attività degli inquirenti – aggiungono – pretendiamo che Bianco faccia un passo indietro. Questa inchiesta pesa come un macigno sull’amministrazione e rappresenta la pietra tombale sull’esperienza fallimentare del suo mandato che non poteva concludersi in modo peggiore”, continuano i 5 stelle. “Al netto delle responsabilità penali e di fronte a tre gare d’appalto andate deserte e alle evidenti anomalie, le ‘colpe’ politiche sono gravissime e pesanti, non si doveva – concludono – e non si poteva ignorare quanto stava accadendo, mentre i cittadini continuano a pagare per un servizio scadente e per una raccolta differenziata mai partita”.

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