13 Marzo 2018

Trump silura anche il segretario di Stato Tillerson

Arriva oggi l’ ultima ciliegina della torta rappresentata dal licenziamento del Segretario di Stato Rex Tillerson. Il rapporto tra i due era teso da tempo, ovvero da quando Tillerson aveva chiesto al tycoon di mantenere l’ accordo sul nucleare iraniano. Non solo, ma lo stesso Tillerson era stato duramente criticato da Trump per la sua decisione di continuare i colloqui con la Corea del Nord, colloqui che, forse, potrebbero aver portato al disgelo fra le due nazioni con un possibile incontro, finora solo teoricamente auspicato, tra le delegazioni Usa e nordcoreana. Resta poi da sciogliere ancora il nodo della guerra commerciale Guerra commerciale o no’ La domanda è forse superflua viste le iniziative prese dall’ amministrazione Trump contro i prodotti provenienti dall’ Unione Europea e dalla Cina, anche perché ormai nessuno ne fa più mistero: la guerra economica c’ è e presto potrebbe anche esacerbarsi. Infatti Pechino, anch’ essa coinvolta nei dazi, ha rimosso con una riforma costituzionale, i limiti del mandato presidenziale, permettendo all’ attuale presidente Xi Jimping di restare in carica a vita o comunque ben oltre la naturale scadenza del suo secondo mandato fissata per il 2023. In tutto questo turbinio di notizie, anche l’ Italia rischia. E non poco. Se infatti l’ aumento del 25% sull’ acciaio e del 10% sull’ alluminio rappresentano per l’ amministrazione repubblicana (e non tutta) una sorta di misura di sicurezza contro l’ invasione delle società cinese finanziate dallo stato e che perciò si possono permettere di invadere il mercato con prodotti a basso costo, dall’ altro il Belpaese risulta essere anche lui un grande esportatore verso l’ orizzonte statunitense avendo a registro 40,5 miliardi di esportazioni Made in Italy con un +9,8% (a/a) toccato nel 2017. Cosa rischia l’ Italia Stime Coldiretti avvertono sui pericoli corsi da voci specifiche come vino, olio, formaggi e pasta. A fargli eco anche il Codacons, che vede nelle famiglie le prime vittime in quanto consumatori finali che dovranno farsi carico di un forte rincaro dei prezzi al dettaglio. A sua volta eventuali vendette dell’ Ue verso i dazi usa, come sottolinea ancora Coldiretti, potrebbero colpire 328 milioni di euro di importazioni statunitensi annuali in Italia, rappresentati per lo più da barche a vela e a motore e agroalimentare, oltre ad abiti, cosmetici e wiskey oltre a succo d’ arancia, riso, tabacco, sigari, granoturco dolce e riso soffiato. Si tratterebbe, quindi, di misure che arriverebbero come forma di giustificata difesa in base ai patti del Wto.

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