Piano ambientale dell’ Ilva carte inviate al Tar Lazio
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
i giudici di lecce dichiarano l’ incompetenza territoriale sull’ esame del ricorso di regione puglia e comune di taranto
TARANTO. «I provvedimenti impugnati hanno riflessi su tutto il territorio nazionale». Per questo il Tar di Lecce accogliendo l’ eccezione dei legali dell’ Av vocatura dello Stato, dell’ Ilva e di Am InvestCo – ha dichiarato la propria incompetenza territoriale, rimettendo al Tribunale amministrativo centrale la trattazione dei ricorsi presentati dalla Regione Puglia e dal Comune di Taranto contro il Decreto del presidente del Consiglio che contiene il nuovo piano ambientale dell’ Ilva. Alla richiesta di trasferire il procedimento si era associata la Provincia di Taranto, che è intervenuta “ad opponendum” contro il ricorso del Comune. Nell’ ordinanza si precisa che le parti ricorrenti, oltre al Dpcm del 29 settembre scorso che ha ridisegnato l’ Autorizzazione integrata ambientale, hanno censurato anche la legittimità del Decreto con cui il Ministero dello Sviluppo Economico il 5 giugno 2017 ha affidato ad Am InvestCo Italy srl il trasferimento dei complessi aziendali delle società del gruppo Ilva (Decreto di aggiudicazione), sebbene solo nella parte relativa allo stabilimento di Taranto. Il negoziato per la cessione del Siderurgico riprenderà con gli incontri del 21 e del 29 marzo (è annullato quello in programma domani). Ora ci vorranno ora un paio di mesi per la riassunzione del procedimento al Tar del Lazio, ma sottotraccia si lavora per un accordo. «Il pronunciamento dei giudici di Lecce – commenta il sindaco Rinaldo Me lucci – era abbastanza prevedibile e nei fatti l’ interlocuzione costruttiva con il Governo non si è mai arrestata in queste ultime settimane da parte del Comune di Taranto. Al momento, si continua a lavorare per una base di intesa minima che possa eliminare le maggiori preoccupazioni alla comunità ionica, escludere dai negoziati ogni alibi per chi ancora fa erroneamente di Ilva un fatto politico e rappresentare quanto meno un punto di partenza, non già di arrivo, delle nuove relazioni tra la città e l’ azienda». Si opera «su di un orizzonte temporale – aggiunge il primo cittadino – molto stretto, con un approccio piuttosto pragmatico, nell’ interesse di tutte le parti, non stiamo dunque contemplando la riassunzione del ricorso al Tar del Lazio come l’ opzione più produttiva». I legali del Comune, Massimo e Marcello Vernola, spiegano che «la decisione attiene ad aspetti formali e tecnici e non nel merito, per noi non cambia assolutamente niente». Regione e Comune ritengono che il piano ambientale sia carente sotto diversi profili: per questo hanno presentato i ricorsi al Tar, che inevitabilmente hanno creato una frattura con il governo. Il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda aveva agitato lo spettro della chiusura del Siderurgico, a partire dal 9 gennaio scorso. Poi Regione e Comune avevano rinunciato alla sospensiva. Alla proposta d’ intesa inviata da Calenda e De Vincenti aveva fatto seguito la bozza di accordo di programma del governatore Emiliano e del sindaco Melucci, respinta al mittente dall’ Esecutivo. A sostenere i ricorsi degli enti locali sono intervenuti “ad audiuvandum” cittadini e associazioni, Legambiente e Wwf. Il Codacons, che chiedeva di costituirsi in giudizio, ha presentato – direttamente e per conto di alcuni abitanti del rione Tamburi di Taranto – anche un ricorso straordinario al Consiglio di Stato.
giacomo rizzo
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- Rassegna Stampa
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