Acquisti on line non autorizzati La Banca risarcisce
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fonte:
- il Tirreno
di Pasquale Petrellaw PRATOLa giudice Sabrina Luperini della terza sezione civile del Tribunale di Firenze ha condannato l’ Unicredit Banca spa a pagare a Nicola Russo, rappresentato dall’ avvocata Anna Grandinetti, la somma di tredicimilaquattrocentottantasette euro più il pagamento delle spese di lite pari a duemilacinquecento euro e altri 304 euro per spese non imponibili. La giudice ha accolto la tesi di Russo che riteneva responsabile la banca per dei pagamenti on line fatti da sconosciuti con i dati della sua carta di credito ma mai autorizzati. Russo aveva accertato che dal 4 marzo del 2010 al 30 giugno 2011 dal suo conto erano state fatte operazioni on line per poco più di novecento euro e che nello stesso periodo erano stati fatti dei prelievi domestici per circa quattromilacinquecento euro. Tutte operazioni da lui non riconosciute. Il 30 novembre 2011 Russo aveva inviato una raccomandata alla banca per far presente che quelle operazioni non erano state fatte da lui e che richiedeva quindi di tornare in possesso dei 5.459 euro spariti dal conto. La banca si era rifiutata di fare il rimborso affermando che in quelle operazioni non aveva rilevato alcuna anomalia. Successivamente, fra gennaio 2012 e febbraio 2013 sono avvenuti altri prelievi per 7.627 euro, molti con prelievi giornalieri da mille euro ciascuno quando il limite massimo era pari a duecentocinquanta. A quel punto Nicola Russo sporse denuncia alla polizia e contestualmente chiese all’ Unicredit l’ azzeramento dello scoperto di conto corrente. Anche in questo caso la banca respinse la richiesta e siccome Nicola Russo era convinto «di aver subito una trasposizione dei dati magnetizzati sulla propria carta ad opera di soggetti terzi o tramite skimming ovvero tramite pishing per essere stati carpiti i suoi dati su internet in quanto la protezione offerta da Unicredit era assolutamente insufficiente a tutelare l’ utilizzatore» decise di rivolgersi al Codacons di Prato e di adire le vie legali verso la banca. A rappresentare Russo in giudizio è stata l’ avvocatessa Anna Grandinetti mentre in giudizio la banca è stata rappresentata dall’ avvocato Paolo Malesci. L’ avvocatessa Grandinetti ha rappresentato da una parte la condotta corretta del suo cliente che quando si è accorto dei prelievi ha prima bloccato la carta e poi l’ ha restituita alla banca per la distruzione. I legali della banca hanno sempre sostenuto la legittimità delle operazioni e che i sistemi di sicurezza erano corretti. La Giurisprudenza però dice che spetta alla banca adottare tutte le misure tecniche per evitare il ripetersi di truffe e dimostrare la colpa grave o il dolo da parte del cliente. Per questo la giudice è arrivata alla conclusione di condannare l’ Unicredit Banca spa e dare ragione al suo correntista.
pasquale petrella
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