2 Marzo 2018

«Noi, prigionieri in via Argiro pedonale»

Gli ingredienti di una saga all’ ita liana ci sono tutti: il disabile in carrozzina, la burocrazia, gli avvocati dell’ as sociazione dei consumatori che promettono fuoco e fiamme e il diniego di un posto auto riservato. Perché? Perché secondo la commissione esaminatrice «trattasi di soggetto ultraottantenne non munito di patente e non dimostra la necessità di uscite continuative e/o per terapia». Morale della storia, in caso di uscita, il malcapitato deve ogni volta sperare che la moglie abbia parcheggiato sotto casa. Altrimenti nulla da fare, lunghi percorsi, spostamenti interminabili e tanta fatica per un signore (e per la sua accompagnatrice) arrivato a pesare oltre 100 chili. La storia di una città spesso non a misura di disabili, questa volta non arriva dalle periferie formato barriere architettoniche, ma dal cuore del Murattiano. Dall’ elegante via Argiro, dove un ex avvocato, l’ 84enne Vincenzo Alfonso, e sua moglie, l’ ex professoressa Teresa De Lucia, da mesi si battono contro il Comune per ottenere un posto auto per di sabili. Richiesta al momento bocciata. Nessun privilegio, sia chiaro, ma un semplice stallo di quelli gialli, personalizzati, dove spesso i furbi e gli incivili amano parcheggiare a discapito dei cittadini più fragili. «Tutto è iniziato nel 2010 da quando mio marito a causa di shock anafilattico ha iniziato ad avere disturbi dell’ equilibrio che gli impediscono di deambulare» spiega la signora Teresa parlando della sua «enciclopedia tragica» fatta di carte su carte e dell’ angolo di Bari «più sfortunato». «Perché tra pedonalizzazione, lavori frequenti e movida – sen tenzia – l’ angolo via Argiro-Via Putignani, dove peraltro sono stati cancellati tre stalli gialli per disabili, è diventato invivibile». Questa famiglia, che chiede solo un dignitoso posto auto a norma, è già in possesso sia di apposito contrassegno per disabili, sia di pass della Zsr. «Ma non è sempre detto che per noi residenti – ag giunge l’ ex professoressa – il posto libero ci sia. Spesso devo accostare la macchina all’ incrocio, far scendere mio marito, accompagnarlo verso il portone di casa, lasciare l’ auto in doppia fila e sperare di non essermi beccata una multa. E poi devo parcheggiarla dove capita, anche a isolati e isolati di distanza. Pensi che una volta – racconta amareggiata – nessun tassista si è reso disponibile a prenderci da uno studio medico sul lato pedonale di via Roberto da Bari, davanti all’ Ateno, per paura di prendere la multa. E siamo stati quindi costretti a tornare piedi a casa sotto la pioggia. Ma è questa la città per disabili spesso sbandierata dal sindaco Decaro?». Il caso è finito tra le mani del Codacons che tramite l’ avvocato Antonio Maria Scalioti ha inviato una diffida al Comune vista «la grave disabilità documentata» (l’ invalidità è stata riconosciuta dalla Asl nel 2010) e «la necessità del richiedente di eseguire in maniera continuativa cicli di Fisiokinesiterapia presso centri specializzati». «Così mio marito resta murato in caso – spiega ancora la signora Teresa – e non a caso siamo stati costretti a ricorrere alle terapie a domicilio. È vero, mio marito non ha più la patente perché nelle sue condizioni è inutile fargliela rinnovare, ma ci sono io che guido e che mi prendo cura di lui». Interpellato il Comune, arriva la risposta del dirigente della Ripartizione Mobilità, Claudio Laricchia: «I signori possono presentare una nuova istanza con ulteriore e integrativa documentazione da far riesaminare alla Commissione composta da Comune e Asl e che attesti la necessità di spostamenti frequenti per cure e trattamenti sanitari. Sui temi della disabilità, assicuro, c’ è sempre la massima attenzione. Anzi, l’ obiettivo è trovare il giusto equilibrio sui posti riservati proprio per evitare utilizzi inappropriati e per favorire le disabilità compatibili con la vita sociale. Perché se un disabile non può utilizzare il posto auto, è chiaro che poi diventa solo un indebito vantaggio per l’ accompagnatore». E a tal proposito il dirigente cita qualche caso paradossale come la richiesta pervenuta agli uffici comunali per una signora ultracentenaria e allettata, quindi impossibilitata a muoversi con il suo accompagnatore. Pratica ovviamente respinta.
francesco petruzzelli

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