1 Marzo 2018

Istat, a gennaio risale disoccupazione Aumentano contratti a termine, giù gli altri. Pil a 1,5%, massimo rialzo dal 2010

 

Aumenta la disoccupazione, i nuovi contratti sono perlopiù a termine. Il Pil del 2017 si conferma all’1,5% e segna il rialzo massimo dal 2010, ma la ripresa è ancora debole. E’ quanto emerge dalle stime provvisorie dell’Istat su lavoro e conti pubblici. Dati che finiranno, giocoforza, al centro degli ultimi giorni di campagna elettorale. Sul primo fronte resta una situazione di luci e ombre, sull’economia si conferma una ripresa rispetto al 2016, quando la crescita si è fermata allo 0,9%. Resta il divario con i partner europei, ma l’accelerazione è netta, tanto da segnare l’incremento maggiore dal 2010, quindi da sette anni. Il dato è in linea con le indicazioni del Governo, che nella Nota di aggiornamento al Def ha previsto un rialzo dell’1,5%. Cala leggermente il rapporto debito-Pil che nel 2017 è pari al 131,5% rispetto al 132,0% del 2016. Un dato lievemente migliore rispetto alle indicazioni del Governo, che nella Nota al Def aveva previsto un rapporto in calo al 131,6%. L’avanzo primario è ancora una volta positivo, salendo all’1,9% dall’1,5% del 2016 (il saldo è positivo da 8 anni consecutivi). Si conferma invece il peso della pressione fiscale, in calo ma di decimali rispetto all’anno precedente: si passa al 42,4% del Pil rispetto al 42,7%, 0,3 punti percentuali in meno. La dinamica dei dati sul lavoro è quella riserva maggiori sorprese.

Sul fronte del lavoro la disoccupazione a gennaio sale all’11% ma cala di 0,6 punti rispetto allo stesso mese del 2017. Il tasso di occupazione sale al 58,1%, in aumento di 0,1 punti percentuali su dicembre, ma grazie all’incidenza dei contratti a termine (409mila) contro un calo di 62mila di quelli a tempo indeterminato. Torna a crescere il dato di chi cerca occupazione (+2,3%, +64 mila) dopo cinque mesi consecutivi di calo. E’ quanto rileva l’Istat nelle stime provvisorie del primo mese dell’anno, in attesa di avere sempre oggi il dato sul Pil. Al dato negativo fa da contraltare l’aumento degli occupati dopo il calo di dicembre: a gennaio si stima un incremento di 25 mila unità (+0,1%) rispetto a dicembre. Su base annua si conferma l’aumento degli occupati, che sono 156 mila in più (+0,7%), determinato esclusivamente dalle donne. L’aumento dell’occupazione nell’ultimo mese, spiega l’istituto statistico, è dovuto alle donne e, con riferimento all’età, dalla forte crescita dei giovani di 15-24 anni e da quella più lieve degli ultracinquantenni, a fronte di un calo tra gli uomini e nelle classi di età centrali tra 25 e 49 anni. Crescono, avverte l’istituto, in misura consistente i dipendenti a tempo determinato, mentre calano i permanenti e gli indipendenti. In particolare la crescita si concentra solo tra i lavoratori a termine (+409 mila) mentre calano gli indipendenti (-191 mila) e i permanenti (-62 mila). I dipendenti a termine toccano i 2,9 milioni, aggiornando il record assoluto. In sostanza i nuovi posti di lavoro in prevalenza hanno una scadenza segnata e dunque la nuova occupazione resta incerta nella sua effettiva durata. Un dato positivo è l’aumento delle persone in cerca di occupazione: il dato torna a crescere a gennaio (+2,3%, +64 mila) dopo cinque mesi consecutivi di calo. Il dato si fa più evidente considerando il trimestre. I dipendenti a termine crescono del 2,4%, i permanenti calano dello 0,3%) e gli indipendenti dello 0,5%.

La disoccupazione giovanile cala a 31,5%
In particolare a gennaio il tasso di disoccupazione dei giovani, cioè la quota di 15-24enni disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati), è pari al 31,5%, in calo di 1,2 punti percentuali rispetto al mese precedente e di ben 6 punti rispetto a un anno prima. Il dato segna il minimo dal 2001, quando era pari al 31,2%. Tenendo conto anche dei giovani inattivi, l’incidenza dei disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è invece pari all’8,4% (cioè meno di un giovane su 10 è disoccupato), stabile rispetto a dicembre. Il tasso di occupazione dei 15-24enni cresce di un punto percentuale, mentre quello di inattività cala di 1,1 punti.

Le donne: è record storico (49,3%)
A trainare in positivo la situazione è anche una categoria a sorpresa: dalla rilevazione emerge il record storico segnato dall’occupazione femminle che sale al 49,3%, effetto di un calo del tasso di inattività delle donne al 43,7, anche in questo caso un minimo assoluto. Il tasso di occupazione delle donne, avverte però Istat, resta comunque di quasi 20 punti percentuali inferiore a quello degli uomini (67%).

Le reazioni: male, anzi no
Il Codacons è il primo a parlare di “brutte notizie”, commentando la risalita all’11% del tasso di disoccupazione. Così il presidente Carlo Rienzi: “Se confrontiamo i numeri attuali sulla disoccupazione con il periodo pre-crisi, i risultati sono devastanti: il tasso di disoccupazione è passato infatti dal 6,1% del 2007 all’11,1% di gennaio 2018, con il numero di cittadini senza occupazione che è variato da 1.506.000 del 2007 a 2.882.000 di gennaio, ossia 1.376.000 disoccupati in più in 11 anni”. In una nota il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, commenta invece positivamente i dati diffusi dall’Istat sul mercato del lavoro a gennaio 2018 sottolineando che rispetto a febbraio 2014 si registrano quasi 900.000 occupati in più. Esulta il Pd per bocca del senatore Bruno Astorre, candidato: “L’Istat certifica +25mila occupati a gennaio, su anno +156mila. Ed è record per l’occupazione delle donne, pari al 40,3%, il più alto livello di sempre. Si tratta di dati che mostrano come in questi anni siamo riusciti, con politiche serie e concrete, a portare il Paese fuori dalla crisi. Per questo non possiamo riconsegnarlo a chi lo aveva lasciato sull’orlo del baratro”.

 

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