27 Febbraio 2018

Roma città chiusa per neve niente scuola e bus fantasma

ROMA E così anche Roma si è inchinata al soffio siberiano. Nella città chiusa per neve e con una sindaca in Messico, ieri è andata in scena una paralisi collettiva. Scuole chiuse, bus in rimessa sin dall’ alba, alberi a terra, grandi e piccini sospesi in casa. Congelati. Perché in fondo il passaggio della gelida perturbazione russa non ha tradito l’ ordinanza con cui il Campidoglio ha disposto la serrata di tutti gli asili, le materne, le elementari, le medie e le superiori della città: le previsioni avevano pronosticato una discreta imbiancata e i fiocchi, puntuali, sono caduti copiosi fino alle nove del mattino. Dieci centimetri di ghiacciata morbidezza. Eccoli i monumenti candidi ma chiusi al pubblico, i selfisti di professione e i fotografi per caso, intere famigliole in doposcì all’ ombra del Colosseo e gruppi di snowboarder nella conca del Circo Massimo. Cartoline felici di una bufera eccezionale che, però, come ogni evento straordinario, ha trascinato con sé i pesi e le polemiche legate all’ emergenza. In una capitale che non toccava neve da sei anni, da quando l’ ex sindaco Gianni Alemanno scantonava per i sette colli armato di pala, il sistema è andato in tilt già all’ alba. Atac, la municipalizzata dei trasporti da 1,4 miliardi di debiti, ha messo subito le cose in chiaro. Su Twitter, risparmiando sul limite di caratteri imposti sul social, l’ azienda comunale è stata stringatissima. Ore 5.39 e servizio di superficie “temporaneamente sospeso sull’ intera rete”. Aggiornamento alle 6.39, con un non meglio precisato numero di bus “in graduale attivazione”. L’ equazione è stata risolta solo in tarda mattinata: 480 mezzi, quelli a cui è toccata in sorte una partita di gomme in grado di reggere al gelo, per circa 70 linee. Così periferie e borgate sono state tagliate fuori dal mondo per 24 ore, mentre taxi e metro venivano presi d’ assalto. Non è difficile, a questo punto, leggere nella mente del pendolare medio. Figli a casa, città bloccata, uffici semivuoti: facile, con la neve al posto della pioggia, maledire il «governo ladro». Specie se in trasferta: Virginia Raggi – ironia della sorte, in maniche corte a parlare di cambiamenti climatici a Città del Messico – deve aver captato quasi in diretta l’ adagio che si andava formando nella testa dei romani. «Freddo cane, decine di alberi crollati, sacchetti di sale… e la sindaca dov’ è?». La reazione è stata repentina: volo anticipato, sbarco previsto per stamattina. E, per non farsi mancare proprio nulla, ecco una nuova ordinanza: per non sbagliare a cinque giorni dalle elezioni, meglio chiudere le scuole per altre 24 ore. Sì, perché a Roma le lezioni saranno sospese anche oggi. E gli alunni non potranno neanche più infilarsi di straforo nei parchi(pure quelli chiusi su ordine capitolino assieme ai cimiteri) per battagliare con la neve: la capitale si paralizzerà di nuovo, ma stavolta solo per ghiaccio. Scivoloso come il doppio braccio di ferro intrapreso dal Comune M5S con il mondo della scuola e con la protezione civile. L’ associazione nazionale presidi e il Codacons si sono fatti portavoce dei mal di pancia dei genitori, bocciando le cautele grilline: «Tra neve e elezioni, c’ è il rischio che le scuole di Roma restino chiuse per ben nove giorni». Mentre è sui mezzi spargisale che si è aperto il secondo fronte. Il Campidoglio si è avviluppato su se stesso, finendo per inviare un sos tardivo: «Ci servono 20 mezzi per pulire le strade». Ricevuta la richiesta alle 12.50, la protezione civile ne ha trovati solo cinque, oltre a due spazzaneve dell’ esercito. A quel punto sono entrati in gioco i privati, felici di affittare i propri veicoli a palazzo Senatorio. Santa emergenza, dunque. Al pari delle palle che ieri si lanciavano preti e pellegrini a San Pietro. Lì, tra il centro e il Vaticano, la giornata è filata via con un sorriso. In periferia, invece, le risate si contavano sulle dita di una mano. Congelata quella di Fabio Navarra, steward di Cesano, estrema periferia nord della capitale che sei anni fu teatro dello show di Alemanno: «Ho spalato 25 centimetri di neve senza alcun aiuto. Stavolta i politici non si presentino». Nella capitale in veste siberiana, a ognuno il proprio vialetto. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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