10 Febbraio 2018

Anche la Banca d’ Italia chiede un risarcimento

 

di Luana de Francisco UDINE A pretendere il risarcimento dei danni dagli ex amministratori di CoopCa, ora, è anche la Banca d’ Italia. La richiesta di costituzione di parte civile è stata depositata ieri, all’ apertura dell’ udienza preliminare a carico delle 16 persone – tra ex presidenti, consiglieri, sindaci e direttori della storica cooperativa carnica – accusate, a vario titolo, di bancarotta, fraudolenta e semplice, abusiva attività di raccolta del risparmio e truffa. Domande analoghe sono state presentate da una sessantina tra ex azionisti e soci prestatori, dal Comitato soci Coopca, dal Movimento a difesa del cittadino (regionale e nazionale), dal Codacons del Friuli Venezia Giulia e dal liquidatore giudiziale della cooperativa carnica, Paola Cella. Un elenco troppo lungo e complesso, per poter essere vagliato nei tempi brevi di una sospensione. E così, tolta in poco meno di un’ ora, l’ udienza è stata rinviata dal gup del tribunale di Udine, Daniele Faleschini Barnaba, al prossimo 6 aprile, quando si ripartirà proprio dal responso sull’ ammissibilità o meno di ogni singolo caso.La presenza in aula del legale di Bankitalia, avvocato Luigi Sciotto, che ha ricordato come la raccolta del risparmio tra il pubblico sia «vietata a soggetti diversi dalla banca», e che ha quindi parlato di un presunto danno in termini di «ordinato funzionamento del mercato bancario» e di «prestigio dell’ istituto», non è stata l’ unica sorpresa della mattinata. Con una memoria a firma dell’ avvocato Gianberto Zilli, i 14 azionisti che, nel crac di CoopCa, hanno perso tutto quel che avevano investito, hanno chiesto la chiamata in causa della Regione Friuli Venezia Giulia quale responsabile civile. Altrettanto è stato proposto per la Lega coop, Confcooperative e l’ Associazione italiana cooperazione, ossia le associazioni che, così come la Regione, hanno svolto l’ attività di controllo su CoopCa.Della partita anche 44 soci prestatori, a loro volta assistiti da Zilli e decisi a vedersi riconosciuti i danni, morali e anche patrimoniali, «che riteniamo essere stati causati dall’ esercizio abusivo di raccolta del risparmio da parte degli allora amministratori – afferma il legale – e che il liquidatore non è legittimato a chiedere». Ed è ancora sua la richiesta di costituzione di parte civile per il Comitato dei soci, «per partecipare al processo – spiega – in supporto dell’ azione penale».Coordinata dal pm Elisa Calligari, presente all’ udienza, l’ inchiesta della Guardia di finanza era scattata all’ indomani dell’ ammissione di CoopCa alla procedura di concordato preventivo, chiesta a fronte del naufragio finanziario che, dal 2015, aveva stravolto la vita di 3.236 soci e delle loro famiglie . Nel mirino, le operazioni immobiliari eseguite dal 2012 e che, insieme a una supposta falsificazione dei bilanci, avrebbero concorso a coprire uno stato di crisi conclamata altrimenti evidente già dal 2010.L’ ipotesi della bancarotta fraudolenta è stata contestata a Giacomo Cortiula (quale presidente dal 1996 al 2014), Giancarlo Veritti (presidente del Collegio sindacale), Fosca Petris (sindaco), Daniele Delli Zotti (sindaco), Mauro Veritti (direttore generale), Ermanno Collinassi (presidente Cda di ImmobilCoopCa srl). Sarebbero stati loro a gettare fumo negli occhi degli ignari prestatori, «gonfiando artatamente i bilanci» attraverso la fuoriuscita di beni immobili per un valore complessivo di circa 16,5 milioni di euro, «per destinarli a una società di capitali, ImmobilCoopCa, appositamente costituita il 25 settembre 2012 e interamente partecipata da CoopCa». Tali operazioni, secondo le Fiamme gialle, non avrebbero reso alla coop la benchè minima prospettiva di vantaggio economico.Non meno emblematica la decisione di «proseguire nella raccolta del prestito sociale, remunerando i soci e omettendo di adottare le misure necessarie a superare il dissesto». Da qui, le accuse di false comunicazioni sociali e di illegale ripartizione degli utili e delle riserve, nonchè la correlata contestazione di avere violato le disposizioni del Testo unico bancario e cioè il «rapporto tra prestito sociale e patrimonio netto, a partire dall’ esercizio 2012». Vale per tutti, invece, l’ ipotesi della bancarotta semplice, che coinvolge anche Leonardo Agostinis (allora vice presidente Cda) e gli ex consiglieri Sonia Cacitti, Silvano Giorgis, Vanessa Gressani, Corrado Di Doi, Claudio Lo Muscio, Francesco Zilli, Silvio Moro, Carlo Alberto Mainardis e Gelindo De Campo. Ai soli Cortiula e Collinassi, infine, si contesta la truffa ai danni di alcuni prestatori.Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Giuseppe Campeis, Filippo Capomacchia, Luca Ponti, Maurizio Conti, Marino Ferro, Massimo Cescutti, Enrico Bulfone, Rino Battocletti, Giuseppe Iannaccone e Andrea Ghidina. Tra gli avvocati di parte civile, oltre a Zilli, gli avvocati Andrea Mondini, Daniele Liani, Barbara Zilli e Nicola D’ Andrea.©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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