3 Febbraio 2018

Braccialetto, Amazon: «Speculazioni fuorvianti». Calenda: «Mai in Italia»

Dopo la polemica sui braccialetti elettronici in grado di monitorare i movimenti dei lavoratori, Amazon si difende e rispedisce al mittente le accuse, puntando il dito contro le «speculazioni». L’ azienda di Seattle lo fatto con una nota, nella quale paragona i braccialetti brevettati agli scanner palmari utilizzati in tutto il mondo per il controllo dell’ inventario e per spedire gli ordini. «Questa idea, se e quando dovesse essere implementata in futuro, verrà fatto nel pieno rispetto delle leggi e delle norme – si legge -, con il solo obiettivo di migliorare il lavoro di ogni giorno dei nostri dipendenti nei centri di distribuzione. Muovendo le attrezzature verso i polsi dei dipendenti prosegue la società -, le mani vengono liberate dall’ utilizzo degli scanner e gli occhi non devono più guardare lo schermo. Tutte le tecnologie che abbiamo implementato fino a oggi – conclude la nota – hanno contribuito al miglioramento delle condizioni di lavoro nei nostri centri di distribuzione». Sulla questione è intervenuto anche il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, che ieri ha incontrato i vertici della società al Mise, nel corso della vertenza sulla qualità del lavoro dopo lo sciopero nella sede italiana di Castel San Giovanni ( Piacenza) dove lavorano 4.000 persone. «Ad Amazon ho spiegato, e loro del resto hanno capito, che una cosa come quella – che non è in uso ma è stata brevettata – in Italia non ci sarà mai». La polemica però non frena. E mentre il Codacons annuncia un esposto alla Procura della Repubblica di Roma e all’ Ispettorato del lavoro «per verificare cosa si celi dietro il brevetto Amazon», i partiti politici trasformano la questione in terreno fertile per fare campagna elettorale. A partire dal M5s, che riconduce la possibilità di controllare i lavoratori al Job Act. «Se in Italia si possono mettere dispositivi sui lavoratori per controllarli è grazie al Job Act – ha dichiarato il candidato premier Luigi Di Maio – che permette a aziende anche partecipate dallo Stato di mettere chip nelle scarpe dei lavoratori o i braccialetti controllare i dipendenti». Ma la precisazione del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, non si è fatta attendere: «Il Jobs Act ha adeguato la normativa contenuta nello Statuto dei lavoratori, risalente al 1970, alle innovazioni tecnologiche nel frattempo intervenute. La norma non ha dunque ‘ liberalizzato’ i controlli, ma ha fatto chiarezza circa il concetto di ‘ strumenti di controllo a distanza’ ed i limiti di utilizzabilità dei dati raccolti attraverso questi dispositivi, in linea con le indicazioni che il Garante della privacy ha fornito negli ultimi anni».
simona musco

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