27 Gennaio 2018

«I soci azzerati di BpVi possono citare per danni anche Intesa Sanpaolo»

Marino Smiderle A Lorenzo Ferri, giudice dell’ udienza preliminare di Roma, il decreto legge sulla liquidazione delle ex Popolari venete, non piace per niente. Lo ritiene viziato di incostituzionalità e per questo, nel processo su Veneto Banca, ha ammesso la citazione in giudizio di Intesa Sanpaolo come responsabile civile per i reati di ostacolo alla vigilanza e aggiotaggio. Gli stessi reati, per capirci, contestati a Gianni Zonin e Vincenzo Consoli, rispettivamente ex presidente della Banca Popolare di Vicenza ed ex amministratore delegato di Veneto Banca.IL DECRETO. Vale la pena di ricordare, a grandi linee, i termini dell’ operazione gestita dal governo Gentiloni, col ministro dell’ Economia Pier Carlo Padoan in prima linea. Siamo nel giugno del 2017 e la Bce accerta lo stato di dissesto delle due banche. Lo spettro dei bail in viene scongiurato e scattano le procedure nazionali previste dal Testo unico bancario, vale a dire la liquidazione coatta amministrativa. Il tutto per garantire al massimo correntisti e obbligazionisti (non gli azionisti, però, gli unici a pagare il conto) dei due istituti. Il governo chiama in soccorso la più grande banca del Paese, Intesa Sanpaolo, che per un euro simbolico (a dire la verità con l’ aggiunta di 5,2 miliardi di aiuti di stato) accetta di prendersi la parte buona delle due banche lasciando ai commissari le bad bank con dentro miliardi di npl. Un regalo, dicono i critici; un salvataggio provvidenziale, sostengono governo e Carlo Messina, ad di Intesa Sanpaolo.TRIBUNALE. Va da sé che il decreto esclude ogni tipo di strascico legale e di risarcimenti a carico del gruppo creditizio, che comunque presenta un piano di rimborso per gli ex soci più indigenti. Ora il gup di Roma stravolge questo impianto. L’ ordinanza spiega infatti che «il contratto di cessione stipulato tra Intesa e la liquidazione di Veneto Banca ha efficacia solo tra le parti e non vale ad escludere la responsabilità». Insomma, il governo e Intesa non potevano accordarsi su queste basi perché in contrasto con l’ ordinamento. Il caso specifico si riferisce a Veneto Banca ma è chiaro che, per assoluta analogia, si può estendere alla Popolare di Vicenza. Tanto è vero che il Codacons parla di decisione clamorosa che infrange «quel muro di ipocrisia che vedeva indenni le banche che acquisivano gli istituti in crisi con un artifizio incostituzionale di cui il governo si è reso complice».LA REPLICA. A Milano cadono dalle nuvole. «Intesa Sanpaolo apprende con sconcerto – si legge in una nota diffusa in serata – la notizia del possibile coinvolgimento giudiziale come preteso responsabile civile per “reati di ostacolo alla vigilanza e aggiotaggio di cui sono accusati gli ex manager e sindaci” di Veneto Banca in liquidazione coatta. Intesa Sanpaolo ha acquisito soltanto determinati attivi, passivi e rapporti giuridici di Veneto Banca e della Banca Popolare di Vicenza dando risposta urgente e concreta alla necessità di evitare effetti dirompenti per l’ economia del Paese e i gravi riflessi sociali che sarebbero altrimenti derivati soprattutto nelle aree del Nord-Est del Paese, e salvaguardando così gli affidamenti, depositi e il posto di lavoro di migliaia di persone. Il coinvolgimento di Intesa Sanpaolo in vicende del passato che riguardano altri soggetti è contrario alla legge, ma ancor prima a ogni logica. Intesa Sanpaolo non mancherà di difendersi in ogni sede – conclude la nota – e di esercitare ogni suo diritto legale e contrattuale».LA STRATEGIA. Renato Bertelle, avvocato che segue oltre duecento azionisti delle due ex Popolari, prepara battaglia. «Sto già preparando la richiesta di citazione che presenterò domani (oggi, ndr) anche a Vicenza – anticipa – e penso davvero che si possano aprire interessanti possibilità per i tanti che sono stati truffati». © RIPRODUZIONE RISERVATA© RIPRODUZIONE RISERVATA.
marino smiderle

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this