11 Gennaio 2018

Anticorruzione alla frutta: processa Spelacchio

BRUNELLA BOLLOLI Lo hanno smontato e rimontato strapazzando i rami già rinsecchiti con il togli e metti delle palle d’ argento. Hanno organizzato il funerale e poi l’ hanno annullato perché la salma è diventata così famosa nel mondo da meritare di rimanere ancora un po’ esposta ai flash dei fotografi e all’ attenzione dei turisti. Hanno annunciato per lui una nuova vita all’ insegna del riciclo, perché «una star non muore mai», e per oggi è prevista perfino una festa della rinascita, con il sindaco e la giunta M5S in prima fila. Da settimane era diventato un caso politico, ma mai nella telenovela di Spelacchio si prevedeva un colpo di scena simile: l’ abete di piazza Venezia è sotto indagine. Per lui si prospettano mesi da incubo, trattato quasi come un criminale, altro che star. È nientemeno che l’ Autorità Anticorruzione ad avere dato la ferale notizia, che a dirlo altrove sarebbe uno scherzo di Carnevale, una burla in anticipo sul calendario, ma da noi è tutto vero e messo nero su bianco. Spelacchio, pur striminzito e sfigato com’ è, è costato troppo, addirittura il doppio di due abeti alti 22 metri piantati a Roma nel 2015: 37.767 euro più Iva e oneri per la sicurezza. E tutto affidato alla stessa ditta in trattativa diretta e non si fa, recita il codice degli appalti. La spesa, poi, è identica ai 38 mila euro pagati dal Comune due anni fa. Allora c’ era il Pd, adesso i Cinquestelle e la polemica è servita. L’ Anac, infatti, indaga a seguito di un esposto presentato dal consigliere dem Marco Palumbo, che in quanto opposizione fa il suo mestiere e marca stretto la Raggi e i suoi. Una denuncia è partita anche dal Codacons, l’ associazione dei consumatori. Ok, ma che l’ Anac di Raffaele Cantone abbia preso così sul serio l’ affaire Spelacchio è qualcosa di straordinario, unico e meraviglioso: il segno che, evidentemente, in Italia le cose vanno meglio, non ci sono più gli scandali di mafia capitale, le ruberie selvagge e fuori controllo, i corrotti e le tangenti milionarie. Ci sono “solo” 38mila euro sospetti che l’ amministrazione romana ha speso per fare arrivare dalla Val di Fiemme un abete così magro e triste da essersi guadagnato l’ appellativo di Spelacchio. Scarno anche dopo che lo hanno addobbato con lucine e stella luminosa. «Sei orrendo, ma ti voglio bene», gli ha scritto un tale su un bigliettino. Per carità, sono soldi dei contribuenti e l’ Anac, tanto voluta da Matteo Renzi, ha un ufficio di trecento persone chiamate proprio per verificare la correttezza delle procedure di appalto nella pubblica amministrazione. Ma che Cantone finisse a indagare su quanto è costato Spelacchio risulta alquanto curioso. Eppure, l’ Anticorruzione ha mandato al Campidoglio una lettera con la richiesta di chiarimenti entro 30 giorni: si vuole conoscere non solo il perché di quei 38mila euro, ma anche le modalità di affidamento con procedura d’ urgenza alla stessa ditta, la Ecofast, che si è occupata dell’ abete di Natale anche nel 2016. Solo che l’ anno scorso il Comune ha speso solo 12mila euro più Iva, quest’ anno molto di più. Per giunta per un albero moribondo. Oggi gli fanno il funerale, anzi no: la festa. È invitato anche Cantone, se ha tempo… riproduzione riservata Raffaele Cantone Qui sopra, l’ abete usato dal Comune di Roma come albero di Natale e ormai conosciuto col nomignolo di “Spelacchio”, vista la triste condizione in cui si è ridotto. In realtà l’ abete è stato espiantato nella zona di Canavese, in Trentino, e in origine era florido come tutti i suoi “colleghi” Raffaele Cantone Qui sopra, l’ abete usato dal Comune di Roma come albero di Natale e ormai conosciuto col nomignolo di “Spelacchio”, vista la triste condizione in cui si è ridotto. In realtà l’ abete è stato espiantato nella zona di Canavese, in Trentino, e in origine era florido come tutti i suoi “colleghi”

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