Tragedia delle Macalube, chiesto risarcimento
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fonte:
- Giornale di Sicilia
«Il sogno di diventare carabiniere del piccolo Carmelo e di seguire l’ esempio del padre non si potrà avverare ma siamo ancora in tempo per rendere giustizia a lui e alla sorellina Laura». Quando l’ avvocato Mattia Floccher conclude la sua arringa difensiva al processo per la strage delle Maccalube, la riserva naturale di Aragona, dove il 27 settembre del 2014 morirono i fratellini Mulone di 9 e 7 anni, si vivono in aula istanti di commozione. I piccoli furono travolti da un’ ondata di fango mentre facevano una passeggiata insieme al padre Rosario, appuntato dei carabinieri che ha seguito l’ intero processo insieme alla moglie con grande compostezza. Ieri, dopo la requisitoria del pm Carlo Cinque, che all’ udienza precedente aveva chiesto la condanna dei tre imputati, è toccato alle parti civili. Floccher, insieme al collega Roberto Guida, difende proprio i genitori dei poveri bimbi in qualità di parte civile. «La superficialità – ha detto Floccher al giudice Giancarlo Caruso – con cui è stata gestita la riserva è imbarazzante. Il direttore chiedeva al telefono al geologo di Legambiente se doveva aprirla o lasciarla chiusa dopo un evento eruttivo e si decideva in base alla risposta che il professionista, in vacanza in Germania, gli forniva«. All’ udienza precedente il pm Carlo Cinque, come ultimo atto del suo incarico alla Procura di Agrigento prima del trasferimento a Monza, aveva chiesto la condanna a otto anni di reclusione per il direttore della riserva Domenico Fontana, all’ epoca dei fatti presidente regionale di Le gambiente, ente che gestisce la riserva in base a un contratto con la Regione, e attuale assessore all’ Ambiente; 5 anni per l’ operatore del sito Daniele Gucciardo e 6 anni e 8 mesi per il funzionario della Regione Francesco Gendusa. Cinque ha bacchettato diversi aspetti INCIDENTE A RAFFADALI legati alla gestione della riserva. «A partire dal fatto che fosse un architetto a dirigerla, al tipo di contratto che Fontana stipulava con se stesso (“si dava le mansioni e si autorizzava da solo al trattamento dei dati personali sulla base di contratti che giuridicamente sono nulli”) fino alla circostanza che Legambiente non comunicava in tempo reale, come avrebbe dovuto, gli episodidi ribaltamento». I difensori di parte civile si sono associati alle richieste di condanna e hanno chiesto una provvisionale, vale a dire un anticipo del risarcimento dei danni, di oltre due milioni di euro. L’ avvocato Guida ha anche aggiunto un durissimo atto di accusa: “Fontana non chiudeva la riserva anche se sapeva che era pericolosa perché voleva ampliarla e avere ulteriori guadagni”. Dopo i due difensori dei genitori è stata la volta dell’ arringa dell’ avvocato Alessandro Patti, difensore di parte civile del Codacons; dell’ avvocato Antonio Provenzani, legale dello zio dei bimbi, che ha chiesto un anticipo del risarcimento di 30 mila euro a carico di ciascuno degli imputati e dell’ avvocato Alfonso Neri che ha chiesto, per conto del Comune di Aragona, una provvisionale di 200 mila euro. Il 23 concluderanno le altre parti civili. Il 29 e il 30 i difensori degli imputati che hanno sempre sostenuto che si è trattato di un evento imprevedibi.
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