Cresce la percentuale di coloro che pensano ad almeno un acquisto
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fonte:
- La Provincia di Sondrio
Quasi 170 euro per le vendite di fine stagione e circa 68 per riempire le calze di giochi, dolciumi e altri regali: per il weekend gli italiani si preparano – secondo i calcoli del Codacons e di Confesercenti – a spendere quasi 250 euro. Più ottimisti sono i tecnici della Confcommercio, che calcolano una spesa media di 330 euro a famiglia per un giro d’ affari complessivo di 5,2 miliardi per i saldi invernali 2018, con 15,6 milioni di famiglie non disposte a rinunciare ai prezzi scontati. Secondo un sondaggio commissionato a Nomisma dall’ associazione dei commercianti, oltre sei italiani su dieci prevedono di acquistare almeno un articolo in saldo, puntando soprattutto sull’ abbigliamento. In queste ore gli italiani stanno facendo anche le ultime spese per la Befana: grazie alla concomitanza con i saldi secondo un sondaggio di Confesercenti-Swg riempiranno le calze non solo di dolci, con una spesa di circa 68 euro a testa (in aumento del 15% sull’ anno scorso) e una spesa complessiva di circa 1,8 miliardi. Per la Befana ci si regaleranno abiti, dolci, ma anche viaggi, con circa 2,4 milioni di persone in partenza (500.000 in più rispetto all’ Epifania 2017). È in crescita la percentuale di coloro che prevedono acquisti (61,4% contro i 58,5% dell’ anno scorso), mentre si confermano le donne le più interessate allo shopping in saldo (il 67,9% contro il 55,4% degli uomini). Gli uomini, soprattutto nel Nord Est, spenderanno leggermente di più delle donne, oltre 200 euro. Gli uomini preferiranno recarsi nei negozi di fiducia-abituali, al contrario delle donne, che hanno intenzione di cercare il prezzo «più conveniente» presso altri negozi. È in crescita del 15% la percentuale degli acquisti in saldo on line. Gli italiani acquisteranno in saldo prevalentemente capi di abbigliamento (per il 93,7% contro il 92,1% del 2017), calzature (per il 77,1% contro il 79,2% dello scorso anno), accessori (sciarpe e guanti) per il 35,1% (erano il 32,1% nella previsione del 2017) e biancheria intima (29% contro il 27,4% dello scorso anno).
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