Il sacchetto lo puoi anche portare da casa ma deve essere nuovo e soprattutto “bio”
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fonte:
- Corriere dell`Umbria
Continua la bufera sul caso sacchetti bio a pagamento e sfuma definitivamente l’ ipotesi di poter riutilizzare gli shopper già acquistati per frutta, verdura e prodotti da banco. Il provvedimento legislativo che li ha resi obbligatori secondo nuove caratteristiche biodegradabili e con l’ obbligo del pagamento conteggiato negli scontrini di cassa con una voce specifica a carico diretto del consumatore ha visto, ieri, un chiarimento ufficiale direttamente dal ministero della Salute: i sacchetti si potranno anche portare da casa (evitandone così il pagamento alla cassa), ma dovranno essere nuovi, monouso e rispettare comunque le indicazioni date sulla loro fattura. Ed ecco che risolto un quesito se ne pone subito un altro: chi sarà chiamato a controllare? Su questo il ministero si è limitato solo a far sapere che il titolare dell’ esercizio commerciale ne avrà facoltà. CONAD CITY via Pantaneto COOP via Le Grondaie PAM SIENA Galleria Porta Siena CONAD via Mameli F AMILA via Piave (Sinalunga) IPERCOOP via Tangenziale Ovest CONAD LE CLERC via I. Garbini EUROSPIN via Tangenziale Ovest TODIS via Tangenziale Ovest TUODI largo Santa Chiara TARQUINIA CENT. COOP via Pietro Nenni decide di acquistare un prodotto ortofrutticolo sfuso senza imbustarlo, ad esempio un ananas, un mango o anche una sola mela – continua Rienzi – al momento della pesatura IPERCOOP via Gramsci CONAD via Montefiorino SUPERCONTI viale ,, Settembre EUROSPIN via San Martino IPERCOOP via Setteponti CONAD via Guido Monaco A&O via dei Lecci ESSELUNGA via Sala Vecchia TODIS strada Casentinese CIVITA CASTELLANA SUPERCONTI Strada Nepesina la bilancia emette uno scontrino che contiene già al suo interno l’ addebito di 2 o 3 centesimi di euro per il sacchetto di plastica”. Per il Coda cons si traterebbe quindi una prati ca “del tutto illecita, che potrebbe configurare l’ ipotesi di truffa, dal momento che viene addebitato al consumatore un bene (lo shopper) che egli non utilizza, e che dimostra come il provvedimento sia in realtà una tassa sul consumo”. Per il Codacons poi impedire un riutilizzo dei sacchetti già acquistati è un atto ingiustificabile: “Non si capisce -sono di nuovo le parole di Rienzi- perché un sacchetto riutilizzabile possa contaminare frutta e verdura e lo stesso discorso non valga per le scarpe, le borse, gli zaini, i cappotti, i guanti indossati dai cittadini che entrano in un supermercato”. Ma la battaglia del Codacons si muove anche su un altro fronte: l’ associazione vuole che il ministero dello Sviluppo Economica fornisca una lista ufficiali di quali aziende producono bio -shopper in Italia, quali sono i loro profitti e l’ entità delle tasse pagate nel nostro paese, ed eventuali rapporti tra i vertici di tali società e membri del governo e del Parlamento.
sergio casagrande
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