Sacchetti portati da casa
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fonte:
- Il Secolo XIX
ROMA. Non si fermano le polemiche sui sacchetti bio per l’ ortofrutta a pagamento, e il Ministero della Salute interviene: sì alle buste monouso portate da casa, ma no al riutilizzo, per motivi igienici. «Non siamo contrari al fatto che il cittadino possa portare i sacchetti da casa- spiegano al Ministero- a patto che siano monouso e idonei per gli alimenti». «Il riutilizzo dei sacchetti precisa il direttore generale del Ministero, Giuseppe Ruocco – determinerebbe infatti il rischio di contaminazioni batteriche». Il titolare dell’ esercizio commerciale «avrebbe ovviamente la facoltà di verificare l’ idoneità dei sacchetti monouso introdotti». «Il fatto che si possano por tare da casa sacchetti nuovi per la spesa di frutta e verdura è pura teoria – ribatte il presidente di Federdistribuzione, Giovanni Cobolli Gigli -, perché il consumatore per essere in regola dovrà trovare esattamente quelli che si usano nei punti vendita, dello stesso peso, biodegradabili e biocompostabili. Quello che chiediamo ai ministeri è più semplificazione e più chiarezza». Sia il Codacons sia l’ Unione nazionale consumatori denunciano che alcuni supermercati fanno pagare i sacchetti a chiunque acquista ortofrutta, anche se non li usa (per esempio attaccando l’ adesivo col prezzo sul prodotto). Il Codacons annuncia un esposto per truffa a 104 procure. Critico inoltre il Codacons verso il Ministero della Salute che non ha permesso il riutilizzo dei sacchetti per la spesa di frutta e verdura perché sussisterebbe un rischio di eventuali contaminazioni. «Si tratta di una assurdità clamorosa – dice il presidente Carlo Rienzi- se il consumatore porta il sacchetto pulito da casa non esiste alcun rischio di contaminazione, semmai è l’ ortofrutta esposta in vendita che può contaminare le buste della spesa». L’ associazione anche annuncia una istanza d’ accesso al Mise per conoscere quali aziende producono bio -shopper in Italia, quali sono i loro profitti e l’ entità delle tasse pagate nel nostro paese, ed eventuali rapporti tra i vertici di tali società e membri del Governo e del Parlamento. Intanto un portavoce della Commissione europea ha spiegato che la direttiva sui sacchetti a pagamento (recepita in Italia al primo gennaio) nasce dalla «grande preoccupazione» per i 100 miliardi di buste di plastica prodotte ogni anno e destinate a restare nell’ ambiente per 100 anni. La norma europea si basa sul principio «chi inquina paga». Tutti i Paesi Ue, ad eccezione di Spagna e Romania, l’ hanno già recepita. Le borse di plastica di qualsiasi tipo «non possono essere distribuite a titolo gratuito» dai supermercati, spiega il Ministero in una circolare diffusa e «il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino». Critico verso l’ ammorbidimento del Ministero è l’ Aics, Associazione italiana cultura e sport: «Il ministero della Salute rilancia con un comunicato che ha dell’ assurdo-attacca Andrea Nesi, responsabile ambiente di Aics – portare i sacchetti da casa ma devono essere compostabili e non utilizzati in precedenza, demandando al supermercato il controllo che i sacchetti siano appunto nuovi. Una vera assurdità che si ritorcerà contro chi l’ ha messa in campo pensando forse più al 4 marzo che non all’ ambiente ad alla nostra salute. Speriamo vivamente che non depotenzino questa lodevole iniziativa smentendo il comunicato o che provveda il Ministero dell’ Ambiente a mettere il punto su questa ridicola iniziativa».
giovanni laterza
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