4 Gennaio 2018

Sacchetti bio: rabbia contro il “balzello” sulla spesa alimentare

negozianti impotenti, associazioni di consumatori in rivolta forza italia annuncia una petizione per fermare la norma
di Gabriele Farina Sacchetti bio a pagamento? Le associazioni di categoria non ci stanno, anche perché pare che questo accasa solo in Italia e non nel resto d’ Europa: «L’ ennesimo balzello». Da Capodanno non possono essere più gratis le buste usate per frutta, verdura, carne e pesce. Un effetto della legge 123 dello scorso anno, entrata in vigore lunedì 1. «Ci sembra una tassa occulta, ormai si sta grattando il fondo del barile», commenta Fabio Galli, presidente regionale del Codacons. Secondo Galli «sarebbe più giusto sostituirli con la carta se davvero interessa salvaguardare l’ ambiente e non far pagare di più». Non è un caso che in alcuni supermercati, targati Dpiù, siano apparse buste gratuite di carta accanto ai sacchetti bio a pagamento. Da Coop Alleanza 3.0 fanno sapere che sono allo studio modalità per fare pagare meno il sacchetto. Il gruppo, così come Nordiconad, Esselunga e gli altri marchi, non possono però azzerare le spese. La legge 123 prevede sanzioni comprese tra 2.500 a 100mila euro, in caso d’ ingenti violazioni. «Un’ assurdità» per Daniele Mariani, presidente provinciale di Fiesa-Confesercenti. Da numero uno nazionale di Assofrutterie, Mariani aveva già sollevato mesi fa dubbi sulla manovra. «Faremo uno sconto sullo scontrino», rilancia Mariani, secondo cui «non si risolve così il problema della plastica». Il vertice della Fiesa denota altri due temi.«Corriamo il rischio ci sia pochissima igiene», spiega Mariani; sui social, infatti, si rimbalzano foto di prodotti etichettati singolarmente e portati in cassa senza alcun sacchetto. Un secondo aspetto riguarda il fatto che così non si favorirebbero né i commercianti («i sacchetti saranno negli scontrini, ci andremo a pagare le tasse») né i consumatori, ma lo Stato. «Una norma sbagliata con cui di fatto si dà vita ad un altro balzello, che colpisce commercianti (soprattutto i più piccoli) e cittadini», attacca Massimo Gandolfi, direttore generale di Confcommercio Modena. Gandolfi rimarca che diversi esercenti hanno già espresso malumori e incertezze sull’ applicazione di «una norma tutt’ altro che chiara». Per il direttore generale «l’ approccio scelto dal governo è sbagliato». Inoltre, aggiunge Gandolfi, «l’ obbligo delle buste non è stato imposto dall’ Europa come si vuol far credere, ma costituiva una mera opzione». Il direttore generale chiama in causa i prossimi parlamentari (modenesi inclusi) a «farsi carico del tema» in modo che «possa essere prontamente corretto l’ errore commesso». Una battaglia politica più immediata è stata lanciata da Valentina Mazzacurati, coordinatrice provinciale di Forza Italia Giovani. «Non pago la sportina, questa è una rapina» è il titolo della campagna da lei promossa sui social network. Sabato partirà una raccolta firme per l’ abolizione della legge. «Sembra che il guadagno vada sui commercianti – afferma Mazzacurati – ma la verità è che a loro si aggiunge un ulteriore orpello su cui si pagherà Iva, Irpef o Ires. Inoltre, questa tassa è depressiva per i consumi dei cittadini».
gabriele farina

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