Sacchetti a pagamento: bufera sulla nuova tassa
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fonte:
- Quotidiano di Puglia
secondo le stime ci sarà un rincaro di 13 euro per le famiglie
«Piuttosto che pagare il sacchetto peserò arance, zucchine e banane singolarmente, non possono impedirmelo. È una questione di principio, non è possibile che a pagare debbano sempre essere i consumatori». È la reazione di molti cittadini, anche pugliesi, che in questi primi giorni del nuovo anno si stanno scontrando con la novità del sacchetto biodegradabile a pagamento per frutta e verdura. Da qui l’ escamotage di pesare singolarmente – certo sarà difficile farlo per le ciliege – ogni frutto, una provocazione messa in atto da molti, come si vede dalle foto che impazzano su Facebook. Come dire: «Fatta la legge, trovato l’ inganno». Nel giorno in cui la norma che impone un costo per i sacchetti usati nei supermercati per gli alimenti (frutta, verdura, carne o pesce) è diventa esecutiva, la rivolta, anche sui social, non si è fatta attendere. Il rincaro per le famiglie potrebbe arrivare fino a 13 euro l’ anno. I sacchetti costeranno da uno a tre centesimi, come ha rilevato Assobioplastiche, ma l’ idea di dover pagare manda in bestia i cittadini. A stabilirlo è stato un provvedimento approvato questa estate dal Ministero dello sviluppo economico che obbliga ad usare solo buste biodegradabili. Chi tra i consumatori si è già trovato a fare spesa nei negozi o nei supermercati, alla cassa ha ricevuto lo scontrino con il chilo di carne, pesce o frutta acquistato, e l’ indicazione del numero di sacchetti con l’ importo pagato per gli stessi. Ma contro la nuova tassa a carico dei consumatori il Coda cons oggi presenterà una diffida al Mise (Ministero dello sviluppo economico). «L’ 85% dei consumatori italiani è nettamente contrario alla nuova norma» tuo na l’ associazione, che ha già svolto un’ indagine a campione tra i propri iscritti. «Non si capisce perché il Governo abbia unilateralmente deciso che il costo dei sacchetti sia a carico dei consumatori e non delle catene commerciali o degli esercenti sottolinea il presidente Carlo Rienzi -. Cosa ancora più incomprensibile è il divieto di utilizzare shopper portati da casa o le vecchie borse a rete molto utilizzate in passato». Per questo mo tivo il Codacons presenterà una diffida al Ministero «affinché emani una circolare che autorizzi i consumatori a portare da casa shopper per la spesa o buste trasparenti in grado di verificarne il contenuto. E se non sarà accolta tale richiesta, l’ associazione avvierà clamorose forme di protesta nei supermercati, lanciando lo sciopero dei sacchetti e spingendo i consumatori a pesare ad uno ad uno i prodotti ortofrutticoli, passandoli singo larmente in cassa pur di non pagare l’ ingiusto balzello». C’ è da dire che il ministero dell’ Ambiente, competente per materia, alla fine di ottobre aveva emanato una circolare esplicativa indirizzata alle insegne della grande distribuzione. «L’ entrata in vigore della normativa ambientale sugli shopper ultraleggeri è un atto di civiltà ecologica che pone l’ Italia all’ avanguardia nel mondo nella protezione del territorio e del mare dall’ inquinamento da plastiche e microplastiche» spiega in una nota il ministro dell’ Ambiente Gian Luca Galletti rilevando che «le polemiche sul pagamento di uno o due centesimi a busta sono solo un’ occasione di strumentalizzazione elettorale». Anche Legambiente prova a fare chiarezza: «Da sempre i cittadini pagano in modo invisibile gli imballaggi che acquistano con i prodotti alimentari, la differenza è che con la nuova normativa sui bioshopper, il prezzo di vendita del sacchetto è visibile e presente sullo scontrino. Nessuna azienda della grande distribuzione ha mai fatto beneficenza nei confronti dei consumatori». Finora il pagamento di questi sacchetti veniva corrisposto dai marchi della grande distribuzione che anticipavano il conto per poi scaricarlo a valle sul cliente nei prodotti sugli scaffali. La legge del governo ha rovesciato l’ approccio: ora è il consumatore a pagare questi sacchetti con tanto di voce sullo scontrino. Qualcuno, intanto, ipotizza la via d’ uscita più semplice: i sacchetti di carta.
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