4 Gennaio 2018

“Bella idea i sacchetti bio ma li paghino i market”

«È per l’ ambiente? Ah sì? Ma che bella idea allora. Ora però, al netto dello scontato buonismo, dico che invece i 3 centesimi per le buste biodegradabili avrebbero potuto pagarli i supermercati»: Romano Aiello, cliente di un mini Carrefour, in centro, non fa in tempo a finire il ragionamento che il sacchetto in questione si squarcia per il peso di una manciata di clementine. «Ecco, se almeno non si rompessero…». Al debutto della nuova legge che impone la «tassa sulla spesa», come la chiama il Codacons, i torinesi si rivelano informati (sui dettagli della «stangatina») e per nulla rassegnati: «Porterò il sacchetto da casa», è il leit motiv tra i banchi di banane e melanzane. Si può? «Sì, basta che sia trasparente e pulito», dicono al Carrefour e conferma Gino Mastromartino, responsabile di un piccolo supermercato Borello, a dimensione di anziani. Ed è a loro che ha pensato quando ha deciso di «scontare» il costo del sacchetto: «Invece di 3 centesimi, lo mettiamo a 2: ci perdiamo, visto che a noi costano 2,3 centesimi a busta, ma è un modo per stare dalla parte di chi ci sceglie da sempre per la spesa». Stessa cifra anche da Eataly: qui le buste sono un velo, e senza manici. Due mandarini fanno 46 centesimi, che diventano 48 con la bioshop. Un cartello, vicino alle bilance, cita la legge e specifica il prezzo della busta. Che invece non è indicato nel pannello affisso al Pam, dove sono già attrezzati a riscuotere l’ obolo anche alle casse self service. Ivana Bonafè, con 2,04 euro di banane nel carrello, è categorica: «Non è giusto: lavoro anch’ io nel commercio, alla Rinascente e lì le buste le regalano: se poi proprio non se ne poteva fare a meno, forse bastava includere i 3 centesimi nel prezzo della frutta e della verdura, in ogni caso proverò ad attrezzarmi da sola». Questione di impatto psicologico (meglio non sapere di sborsare soldi anche per imbustare un solo limone) e di principio, perchè alla fine sono appena 3 spiccioli, vero, ma 3 oggi e 3 domani fanno – stima Assobioplastiche – una somma che oscilla tra i 4,17 e i 12,51 euro l’ anno: «Io non ho fatto il calcolo, però so che non prendo soltanto un sacchetto, in genere almeno un paio, oggi ad esempio avrei voluto utilizzare la busta che mi porto da casa, ma con il grappolo d’ uva non ho potuto – dice Francesca Nasi -: è un balzello e potevano risparmiarcelo». C’ è la tentazione di «prezzare» direttamente le singole arance, ed evitare così la busta, anche se il detto «fatta la legge trovato l’ inganno» non si addice all’ aplomb sabaudo che impone una certa etichetta persino nel mugugno: «Beh, io non sono torinese e quindi ci provo», dice Carmen De Cesare, al Bennet. Ma alla fine desiste pure lei e imbusta tutto. Il sacchetto si rompe prima di arrivare in cassa: ne prende un altro? «Non ci penso nemmeno», e il buco lo rattoppa con lo scontrino-adesivo. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
miriam massone

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