Sacchetti bio a pagamento Supermercati nel mirino
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- Alto Adige
hillebrand (despar): «da oggi scendiamo a 1 cent, scegliamo il prezzo più basso» mauro poli: «chi non applica la nuova normativa rischia multe molto salate»
BOLZANOL’ anno nuovo si è aperto in tutta Italia con una importante novità: dal primo gennaio sono stati messi al bando i sacchetti di plastica leggeri e ultraleggeri utilizzati per imbustare frutta e verdura, carne, pesce, affettati ecc. Al loro posto solo shopper biodegradabili e compostabili, a pagamento. A Bolzano i prezzi oscillano – nella stragrande maggioranza dei casi – tra i 3, i 2 ed 1 cent a sacchetto e fate attenzione, perché i sacchetti bio non si potranno portare da casa anche per motivi igienici. La legge stabilisce che le borse ultraleggere dovranno essere composte da materiale biodegradabile per un minimo del 40%; dal primo gennaio 2020 la percentuale salirà al 50% e dal primo gennaio 2021 al 60%.Chi non rispetta la normativa sarà punito con multe dai 2.500 a 25 mila euro. I sacchetti potranno essere usati per contenere i rifiuti organici.Robert Hillebrand (gruppo Aspiag Despar Trentino Alto Adige) spiega che da oggi i sacchetti costeranno 1 solo cent: «Siamo partiti con 2 cent, ma vigliamo offrire al cliente un prezzo competitivo e così con oggi scendiamo a 1 centesimo».Un colosso della distribuzione germanico sembra voglia restare sui 3 centesimi mentre Mauro Poli, dell’ omonimo gruppo di supermercati, spiega che il prezzo è stato fissato in 2 cent a sacchetto. I clienti protestano? «Non col supermercato e non con la scelta bio contro la plastica ma con la legge nazionale che impone il pagamento. E ricordiamo che le sanzioni, in caso di mancata applicazione della normativa, sono molto alte». Altra questione, l’ abitudine che hanno molti consumatori di inserire frutta e verdura di diverso tipo in un unico sacchetto, attaccandoci sopra diversi scontrini. Anche in questo caso i supermercati viaggiano su un binario differente: c’ è chi fa pagare un sacchetto per ogni tipo di frutta o verdura come ha scelto Despar – visto che la rendicontazione viene addebitata direttamente sullo scontrino al momento in cui si pesa e si stampa l’ etichetta – e chi invece come per esempio ha scelto di fare Poli, continua a far pagare alla cassa – anche per più ortofrutta – il singolo sacchetto. Il Codacons – associazione di difesa dei consumatori e dell’ ambiente – critica la nuova legge: «Da oggi entra ufficialmente in vigore la “tassa sulla spesa”. Si tratta di un balzello inutile che non ha nulla a che vedere con l’ ambiente e con la lotta al consumo di plastica. Al contrario la misura è una vera e propria tassa introdotta dal Governo che determinerà un aggravio di spesa che potrà raggiungere i 50 euro annui a famiglia, laddove il costo delle shopper avrebbe dovuto essere interamente a carico dei supermercati e dell’ industria».L’ Osservatorio di Assobioplastiche – confuta il dato di Codacons – e stima che il consumo di sacchi per ortofrutta e per il cosiddetto secondo imballo (quello dei prodotti che prima vengono incartati, come carne, pesce, gastronomia, panetteria) si aggiri complessivamente tra i 9 e i 10 miliardi di unità, per un consumo medio di ogni cittadino di 150 sacchi all’ anno. «Ipotizzando che il consumo rimanga su queste cifre, al momento – con i prezzi appena rilevati, spiega Assobioplastiche – la spesa massima annuale sarebbe attestata a 4,5 euro all’ anno per consumatore. Secondo i dati dell’ analisi Gfk-Eurisko presentati nel 2017». Hillebrand parla invece di un aggravio che potrebbe aggirarsi tra 1,5 e 3 euro l’ anno. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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