Le Feste al ristorante tra Vigilia e Capodanno
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fonte:
- Corriere della Sera
Se il mondo si divide tra chi il Natale lo odia e chi lo ama, si divide anche tra chi lo passa rigorosamente in casa e chi, più rilassato, accetta l’ idea di mangiare al ristorante. Un partito con sempre più seguaci: quest’ anno festeggerà fuori il 7 per cento degli italiani, contro il 2 del 2013 (Confesercenti). E a tentare questi rivoluzionari delle Feste, oltre al pranzo del 25, sarà anche la cena della Vigilia, sempre più offerta dai ristoranti e sempre più apprezzata dai clienti. In questo clima abbastanza disteso (anche sul fronte consumi, in risalita) l’ appuntamento mondano per eccellenza sarà il cenone di Capodanno. Secondo Codacons quest’ anno si spenderà più per una bella serata fuori il 31 dicembre che per i regali ad amici e parenti. E anche se, inevitabilmente, i prezzi dei ristoranti saranno più alti del solito (96 euro di media a Milano, 120 a Roma e Venezia, 112 a Napoli secondo The Fork), volete mettere la comodità di non dover pensare a niente? Per gli indecisi dell’ ultimo minuto, dunque, ecco un po’ di proposte per finire (bene) l’ anno a tavola. A Milano, capitale delle tendenze gastronomiche, c’ è molta scelta sia per il palato che per il portafoglio. Si va dai 70 euro di «Sulle Nuvole», trattoria industrial-tradizionale di Isola, con piatti classici e musica dal vivo, ai 430 euro bevande escluse del «Seta», ristorante due stelle Michelin del Mandarin Oriental, dove lo chef Antonio Guida fa esplodere la sua cucina contemporanea (nove portate tra scampo al tamarillo, risotto mandorle e gamberi rossi, anguilla con fegato grasso). Nel mezzo, da «Gong» con 110 euro si assaggiano ravioli e anatra alla pechinese, al «Lume», una stella Michelin, lo chef Luigi Taglienti mette insieme, a 180 euro, alcuni dei suoi piatti più famosi (Quadro di Liguria, Bianco e nero di seppia). Al neo bistellato «Vun» Andrea Aprea serve ostrica, scampo croccante, tortelli al brasato (otto portate) a 350 euro, al «Ceresio7» Elio Sironi propone sette portate con brindisi (e dj) a 195. Per chi ama il fusion «Wicky’ s» viaggia tra Italia e Giappone con tartare, carpacci e maki-arancino (otto portate, 120 euro). A Roma da «Pipero» si va dall’ aperitivo al dolce (300 euro vini esclusi), stessa cifra al «Per Me» (tra toast di gamberi, foie gras, cappellacci d’ anatra), mentre nelle osterie moderne «Pigneto 1870» e «Ercoli 1928» la cifra è 80 euro (bevande escluse). Al «Pianostrada» il menù fusion-italiano costa 120 euro (con sottofondo jazz). A Napoli Salvatore Bianco, chef stellato de «Il Comandante», propone otto portate a 550 euro (bevande escluse). A Ragusa Ciccio Sultano, due stelle Michelin, chiude il «Duomo» prima della ristrutturazione con un menù che è un omaggio alla sua terra: gelatina di maialino nero, foie gras in crosta di mandorla pizzuta d’ Avola, tartelletta agrumata… (180 euro bevande escluse), mentre al «La Madia» di Licata Pino Cuttaia si concentra sul concetto di memoria: dallo «street food» al gelo al mandarino, la cena sarà una cartolina in bianco e nero della sua Sicilia. Per brindare sì, ma con un pizzico di nostalgia.
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