AAA: bara di legno d’ abete peril vecchio «spelacchio»
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fonte:
- Il Tempo
fine dell’ agonia il comune ammette «la morte dell’ albero» il codacons ne chiede l’ immediata rimozione. che natale! 48
Sigismondo Valente «Ei fu, siccome spelacchiato, dato il mortal sospiro… ». Morto, proprio così, ma non ancora sepolto. E visto che la possibilità di essere ripiantato e sopravvivere al Natale del sindaco Virginia Raggi, a questo punto -20 dicembre – si fa sempre più remota, l’ Amministrazione sta pensando di lasciarlo lì, in piazza Venezia, a guardia del Milite Ignoto, per tutto il periodo delle feste, così come farebbe una famiglia di necrofili con il vecchio patriarca steso e in bella mostra dentro una bara. Fin dall’ 8 dicembre scorso, quando il sindaco lo ha acceso, l’ abete di piazza Venezia è diventato, per il popolo del web, «Spelacchio». Nomignolo più che azzeccato per un albero di Natale, che, ad essere sinceri, quest’ anno sfoggia, sui suoi rami rinsecchiti, perfino un allestimento di luci e decorazioni più ricco rispetto a quello dell’ anno scorso. Eppure «brutto, secco, non sostenibile», sono stati gli aggettivi più quotati dagli internauti per descriverlo. Addirittura, con giudizio impietoso, era scesa in campo anche Pefc Italia, l’ organo di governo nazionale del sistema di certificazione Pefc (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes), cioè il Programma di Valutazione degli schemi di certificazione forestale: «L’ albero – un abete rosso (Picea abies) – presenta oggettivamente dei traumi (…)», ha sottolineato Antonio Bruno ri, segretario generale, aggiungendo che l’ albero, proveniente dalla val di Fiemme, in origine non era brutto, anzi: «La pianta era ricca di rami e aghi e il proprietario l’ aveva scelta per la sua bellezza, come per anni ha già fatto per piazza Venezia». E allora perché Spelacchio si è guadagnato il suo poco onorevole nomignolo? Oltre a una possibile rovina dovuta al trasporto, forse incauto, è probabile che la pianta fosse stressata per la lunga siccità che ha colpito l’ Italia con piovosità ridotta al 50%. L’ albe ro avrebbe dunque subito un’ eccessiva disidratazione che, dopo il taglio, avrebbe a sua volta causato la repentina caduta degli aghi. Il vento, negli ultimi giorni, ha fatto il resto. Come confermato anche dalle foto scattate dai boscaioli subito dopo il taglio, l’ abete si presentava folto e in un buona salute. Poi il lungo tragitto dalle Dolomiti a Roma, durante il quale potrebbe aver subito ulteriori stress. Fatto sta che il Codacons, parlando di «obbrobrio, albero orribile e antiestetico» ieri ha depositato un esposto alla Corte dei Conti contro il Campidoglio, contestando la spesa di 48mila euro (tripla ri spetto all’ anno scorso) per una pianta «destinata a morire prima di Natale». L’ associazione dei consumatori ieri è tornata sull’ argomento, chiedendo addirittura la rimozione immediata dell’ albero perché «appare in uno stato pietoso tale da offendere i romani e i turisti che in questi giorni visitano la capitale, e nell’ interesse della città è preferibile una piazza senza albero a una piazza con un albero secco, spelacchiato e morente, che configura una figuraccia mondiale per Roma». Mentre il Campidoglio fa sapere che «non è prevista alcuna sostituzione dell’ albero», Spelacchio, che ormai ha più follower sui social che aghi, continua giorno dopo giorno a spanderli, pietosamente, ai suoi piedi. E se qualcuno, ironicamente, suggerisce di seppellirlo direttamente al Pantheon, così da occupare il posto che i Savoia vorrebbero fosse di Vittorio Emanuele III, c’ è chi si preoccupa che il legno della bara di Spelacchio sia «rigorosamente d’ abete».
maurizio battista
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Tags: Corte dei Conti, piazza venezia, Spelacchio
