Le spese per l’utente finale legate alle scelte degli istituti
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fonte:
- Il Sole 24 Ore
Sia ben chiaro: quando si parla di taglio delle commissioni interbancarie su bancomat, carte prepagate (ricaricabili) e carte di credito non vuol dire automaticamente che i prelievi per l’utente finale (il titolare di un conto corrente bancario) da uno sportello Atm costeranno meno, oppure che il canone annuo per l’utilizzo della carta di credito (qualora previsto) verrà ridotto/azzerato. Questo dipenderà dalle politiche commerciali che gli istituti di credito, gli istituti di moneta elettronica e altri operatori del settore intenderanno adottare. Certo, in un contesto più agevole dove i costi a monte saranno più bassi è possibile aspettarsi politiche commerciali più favorevoli. «Da oggi il contesto è più favorevole per una riduzione dei costi anche a carico dell’ utente finale – spiega Fabio Picciolini, esperto consumerista -. Ma questo dipenderà dalla scelte dell’ offerta. Possiamo quindi dire che se tutti gli attori della catena si “comporteranno bene” i benefici si potranno vedere anche a valle, cioè sull’ utente finale. C’ è da aspettarsi questo anche perché va detto, qualora fosse accaduto il contrario e i costi interbancari fossero stati ampliati, molto probabilmente sarebbero stati caricati sull’ utente finale». Nel complesso le associazioni dei consumatori non hanno accolto con pieno entusiasmo il decreto sui pagamenti. Per il Codacons, non basta il limite alle commissioni interbancarie per i pagamenti con carta e Bancomat tramite il Pos. «Le commissioni che gravano sui pagamenti con moneta elettronica vanno abolite del tutto, almeno per l’ acquisto dei beni non voluttuari – spiega in una nota il presidente del Codacons, Carlo Rienzi -. Un’azienda paga mediamente ogni anno tra commissioni e canoni vari sul Pos 1.200 euro; questi soldi vengono poi scaricati sui consumatori attraverso prezzi e tariffe, con la conseguenza che l’ inutile balzello pesa sulla collettività e favorisce le banche». Per questo motivo il decreto del Governo «appare come un semplice palliativo – conclude Rienzi – che non incentiva l’ uso della moneta elettronica e mantiene in vita costi ingiustificati a danno dei consumatori italiani». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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