Il ritardo sui dati e la necessità di una diagnosi sempre più precoce
-
fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
Dietro le dipendenze, di ogni genere, c’ è sofferenza. Se pensiamo, però, che sia solo di tipo esistenziale ci sbagliamo; ci sono invece veri disturbi mentali, e se non ci sono il rischio è che vengano. Le persone e le famiglie coinvolte in storie di disastri quotidiani, non solo economici, sono le prime ad accorgersene e gli esperti ce lo confermano. Da ultimo hanno lanciato l’ allarme psichiatri ed addetti sanitari della Federazione Italiana degli Operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle dipendenze, ricordando per l’ appunto che alle dipendenze possono essere correlate patologie e che – ed è questa la cosa più allarmante – può anche succedere il contrario: giocando d’ azzardo, ma anche assumendo droghe, ci si può ammalare (disturbi bipolari, depressione, ansia, disturbi post -traumatici). L’ occasione è stata quella del recente convegno di presentazione di una Carta di Servizi dedicata proprio alla cosiddetta «doppia diagnosi» o «comorbilità» tra disturbi mentali e disturbi da uso di sostanze, dal quale emerge l’ esigenza di un approccio diverso al problema che si basi sulla prevenzione e sulla diagnosi precoce in modo da intercettare il sommerso, l’ altro grande problema insieme alla pressoché totale inconsapevolezza del «malato» di esserlo. «I dati che abbiamo per quantificare il fenomeno sono solamente una minuscola punta di un iceberg enorme» ci ha spiegato il dottor Pietro Fundone direttore del Dipartimento salute mentale di Potenza nonché responsabile del Ser.d di Melfi; «il problema riguarda tutti gli attori istituzionali già in campo per la cura delle dipendenze e anche quelli a cui prima non si era pensato: dal giudice tutelare per l’ utilizzo di strumenti legali quali l’ amministra zione di sostegno per la vittima del gioco, alle banche per ottenere il consolidamento dei debiti che un giocatore d’ azzardo spesso accumula». Ma i soggetti che devono farsi carico di questo problema sono innanzitutto quelli del Sistema sanitario, dal Ministero della salute ai Dipartimenti salute delle Regioni fino ai già citati Serd (Servizio per le dipendenze, già Sert: Servizio per le tossicodipendenze). In Basilicata sono sei: Potenza, Matera, Melfi, Marsicovetere, Lagonegro, Policoro. Ed è presso i Serd che possiamo ottenere gli unici dati certi – la famosa punta dell’ iceberg – che vengono raccolti nel Rapporto annuale pubblicato dall’ Osservatorio regionale sulle dipendenze. L’ ultimo della Basilicata è del 2016 e contiene informazioni relative al 2015. In quell’ anno, gli utenti che si sono rivolti ai Serd lucani per comportamenti di «addiction» inerenti il gioco d’ azzardo patologico sono stati 122. Questo monitoraggio viene fatto solo dal 2012 dopo che il legislatore nazionale ha aggiornato i livelli essenziali di assistenza (Lea) con riferimento alle prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione di questo disturbo. Da allora il fenomeno è in crescita costante anche in Basilicata: nel 2012 erano 69 le persone in carico al sistema sanitario, nel 2013 erano 73, salgono a 103 del 2014 fino ai 122 del 2015. Le cure offerte dai Servizi per le dipendenza per il gioco patologico sono prevalentemente di natura psicologica e sociale: colloqui psicoterapici e psicologici perlopiù, mentre pochissimi sono gli interventi di natura farmacologica. Dal 2016 sarebbero dovuti arrivare fondi utilissimi proprio alla prevenzione: cinquanta milioni di euro all’ anno per la precisione. A tanto, infatti, ammonta la cifra nazionale stanziata a partire dalla legge di stabilità 2015 destinata a prevenire e curare patologie connesse alla dipendenza da gioco d’ azzardo. Ma i fondi non arriveranno per il momento e la colpa è delle Regioni che hanno fatto male i loro piani, anzi li hanno fatti talmente generici che sono stati impugnati davanti al Tar proprio per questo. Per il riparto dei 50 milioni di euro (alla Basilicata toccherebbe lo 0,95% pari a 474.602 euro) era necessario, infatti, che le Regioni redigessero un loro Piano d’ azione particolareggiato che descrivesse le azioni e le sperimentazioni messe in campo per prevenire la ludopatia da sottoporre al Ministero e all’ Osservatorio nazionale. Tra i componenti dell’ Osservatorio vi è anche il Codacons (l’ associazione dei consumatori) a cui i piani fatti tanto per fare non sono piaciuti. E nemmeno al Tar del Lazio che con sentenza proprio di questi giorni ha dato ragione al Codacons e annullato l’ intero procedimento: approvazione, riparto ed erogazione delle risorse comprese. Un mezzo milione di euro buttato in un attimo, rischiato per inettitudine come in un qualsiasi gioco d’ az zardo.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- GIOCO D'AZZARDO PATOLOGICO
-
Tags: gioco d’azzardo
