Intervento sbagliato, ma il medico non paga
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fonte:
- Gazzetta di Modena
la corte dei conti: «il policlinico non può rivalersi sul professor de bernardinis per danni al paziente»
Non c’ è stata una colpa medica grave.Il Policlinico di Modena, che ha già dovuto sborsare a favore di un paziente un maxi risarcimento da oltre 300mila euro, non potrà rivalersi, avanzare pretese contro quel medico al centro di un caso di cosiddetta malpractice sanitaria, ovvero il chirurgo Giancarlo De Bernardinis all’ epoca dei fatti dipendente dell’ azienda ospedaliera universitaria di Modena e che si era dimesso dal Policlinico di Modena nel 2007 dopo che la Ausl aveva avviato un procedimento nei suoi confronti. Così si è espressa recentemente la Corte dei Conti, con sentenza di questo mese: il caso preso in esame risale al 2006 e riguarda la vicenda, triste per molti versi, di Mario Innocente, un modenese di 40 anni che si sottopose ad un intervento chirurgico per cercare di eliminare la sua obesità. A causa di un uso massiccio di cortisone per gravissimi problemi di asma, era arrivato a 250 chili. Dopo l’ intervento di chili ne pesava 80 ma la sua vita cambiò in modo irreversibile: dopo il primo intervento ne seguirono altri e altri ancora.L’ uomo che aveva perso il lavoro da camionista, che aveva terminato l’ impiego temporaneo come disabile presso l’ università e che si vedeva negare anche i farmaci per curare le sue ferite sempre aperte, arrivò ad incatenarsi davanti all’ anagrafe per far conoscere al mondo la sia vicenda. E in effetti ci fu una causa, il Codacons lo appoggiò , ci fu anche una trasmissione su Rai Tre in cui lo stesso Innocente si confrontò con De Bernardinis e con l’ allora direttore Cencetti. De Bernardinis finì nel mirino, venne anche si ricordato durante la trasmissione che era stato condannato in primo grado per un altro caso che coinvolgeva un paziente di Vignola. Alla fine della vicenda, come detto, arrivò il risarcimento di oltre 300mila euro. Innocente morì dopo circa cinque anni. La Corte dei Conti, per affrontare il caso, ha interpellato l’ Ufficio Medico Legale del Ministero della Salute affinché, assieme ad altri esperti chirurghi, esprimesse un suo motivato parere. In pratica sono stati esaminati tre interventi , i primi due del 20 e del 23 marzo 2006 e quello del 5 aprile 2006.De Bernardinis, costituitosi in giudizio con memoria di costituzione e comparsa depositata il 4 febbraio 2015, aveva sostenuto che, in occasione del primo intervento, non sarebbe ravvisabile alcun profilo di negligenza o colpa, nemmeno lieve. Aveva spiegato che”la minuscola lesione della glissoniana (cioè la capsula fibrosa che riveste il fegato) , peraltro trattata immediatamente e con successo, non avrebbe causato alcun tipo di danno, non ponendosi in collegamento eziologico con i successivi eventi dannosi lamentati dal paziente”.A suo avviso la “lesione della glissoniana in realtà risulterebbe essere una circostanza comune e frequente in molteplici interventi di chirurgia addominale sia laparotomica che laparoscopica”. Sempre secondo il chirurgo, «il secondo intervento, a causa del posizionamento non conforme del Ventrofil (filo di sutura per il trattamento e la prevenzione di rotture addominali) , avrebbe segnato l’ inizio del decorso clinico avverso».Dunque c’ era da esaminare se il distacco della glissoniana, verificatasi in occasione del primo intervento eseguito dal De Bernardinis, sia addebitabile a imperizia grave del medico e se la lesione costituisca, sul piano causale, la causa principale del secondo intervento e se l’ applicazione del Ventrofil fatta in occasione del secondo intervento. Eseguita da un altro medico, sia stata fatta a regola d’ arte, o se al contrario, il posizionamento non conforme del Ventrofil, abbia segnato l’ inizio del decorso clinico avverso.In sostanza si è arrivati alle conclusioni che non ci furono elementi di colpa grave.«Il Collegio ritiene pienamente condivisibili – è scritto testualmente – i pareri espressi nella relazione medico legale, cioè che l’ eventualità di una lesione della glissoniana è evenienza possibile nel corso di interventi quali quello a cui venne sottoposto Innocente, e quindi non sono nella specie ravvisabili elementi di colpa grave. E comunque si ribadisce come la causa del secondo intervento vada ricercata nel mancato posizionamento del drenaggio».
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