«Ma sulla Tari i conti non tornano»
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
silvana de marco, consigliere del codacons, punta l’ indice contro il comune e i conteggi della tassa
SAN GIORGIO JONICO. Secondo Sil vana De Marco, responsabile del Coda cons – Consumatori di San Giorgio Jonico, i conti non tornerebbero sulla Tari. Ricordiamo che lo sportello Codacons aveva chiesto al Comune chiarezza sull’ appli cazione della Tari. «A mio modo di vedere i conteggi non sarebbero esatti, secondo la circolare del Mef. Il sindaco Fabbiano ancora non ci ha risposto. Mi risulta che sul sito del Comune sono reperibili i modelli per chiedere il rimborso o la compensazione. Voglio ricordare ai contribuenti che non c’ è nessuna scadenza. Non serve rivolgersi ad alcun patronato poiché basta cliccare sul sito del Comune, aprendo la pagina modulistica, ufficio tributi. E proseguendo, scaricare il modulo di richiesta : istanza di rimborso Tari quota variabile su pertinenze.» Ma qualche cittadino comincia a porsi dubbi e interrogativi. Uno fra tutti: perché il Comune non ha anticipato la richiesta del Codancons annunciando se i conti fossero a posto oppure no sulla Tari? Essere chiari e trasparenti è un dovere di qualsiasi Amministrazione comunale d’ Italia che non tarda un giorno nel inviare ai contribuenti le richieste di pagamento di qualsiasi giusto tributo. E dunque, di fronte ad un ipotetico errore commesso, nella fattispecie sulla Tari, perché non essere subito consequenziale, invece di aspettare che siano gli altri a muoversi? E’ una questione di rispetto e di onestà professionale ed amministrativa in sintonia con chi ha sempre pagato i tributi, che col tempo sono purtroppo aumentati. Ricordiamo che anche in altri Comuni è scoppiata la grana della Tari. Secondo alcuni cittadini, valutazione sostenuta anche da alcune lettere ai giornali, ormai questa tassa assume sempre più i connotati di una imposta, una sorta di Imu-bis, che non ha alcuna attinenza con il servizio effettivamente erogato. Ma non è solo una questione di tassazione delle aree pertinenziali che non producono rifiuti: a dover essere messa in dubbio è la stessa legittimità di una tassa che esiste da quando ancora non si parlava di differenziata. Gran parte dei rifiuti, già raccolti e separati, viene rivenduta e carta, vetro, plastica e metalli tornano ad essere materia prima costituendo un’ entrata extra. Inoltre ogni imballaggio che viene prodotto o importato paga già all’ origine il contributo per il suo smaltimento. Pagare due volte per smaltire lo stesso imballo pare una via poco etica da parte dei Comuni. Come se non bastasse, il conferimento in discarica, che grazie alla differenziata dovrebbe rappresentare solo una minima parte del rifiuto, costa circa 150 euro a tonnellata.
angelo occhinegro
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