29 Novembre 2017

«Non c’ è alcun debito da 225mila euro nei confronti degli inquilini di Arca Sud»

l «L’ ex Iacp non ha maturato un debito di 225mila euro nei confronti degli inquilini». Arca Sud Salento interviene sulla decisione del Tribunale di Lecce di accogliere le tesi delle autogestioni degli alloggi popolari, sostenute in giudizio dall’ avvo cato Piero Mongelli, del Codacons. Quest’ ultimo ha fatto sapere che «le neo costituite autogestioni non sono tenute al pagamento di debiti sorti prima della loro costituzione giuridica, anche se riferibili ad asseriti consumi idrici dei propri componenti». L’ amministratore di Arca Sud Salento, avvocato Alberto Chiriacò, chiarisce che «i consumi idrici vengono pagati da tutti gli inquilini in regola agli amministratori delle autogestioni, sulla base dei consumi idrici accertati dal singolo contatore di sottrazione. Sono stati già versati dagli assegnatari quelli relativi a 2007-2008». «L’ amministratore dell’ autogestione ha il compito di ripartire la bolletta di Aqp, Enel o altro gestore del servizio comune, tra tutti gli inquilini dello stabile – spiega Chiriacò – approvare i bilanci in assemblea, riscuotere le quote condominiali e provvedere ai pagamenti. Le autogestioni sono state costituite in base alla legge regionale 54 dell’ 84, per la cui attuazione questo Ente ha fornito e continua a fornire assistenza tecnica e giuridica agli inquilini. Gli atti di costituzione delle autogestioni – sottolinea l’ amministratore unico – hanno superato ogni vaglio di legittimità, essendo stati impugnati, anche da Codacons, al Tar e al Consiglio di Stato. Lo Iacp, oggi Arca, non ha mai adottato condotte ritenute poco trasparenti dalla Giustizia civile e ammini strativa – sottolinea – nè ha mai richiesto somme in maniera indebita agli inquilini, per cui non risponde a verità che “lo Iacp ha maturato un debito, nei confronti degli inquilini, di 225mila euro”. Peraltro, in una causa in cui non è nemmeno parte, nè ha ricevuto domande di rimborso». «Questo Ente da sempre è accanto all’ in quilinato più debole – conclude – e, pur avendo maturato crediti importanti per canoni non pagati dagli inquilini, tra l’ altro di 25 euro mensili per le fasce svantaggiate, valuta attentamente l’ estrema misura dello sfratto per morosità, al fine di salvaguardare il diritto fondamentale alla casa» manda a dire.

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