Tari illegittima in molti Comuni
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fonte:
- Corriere delle Alpi
il ministero conferma l’ errata interpretazione. i consumatori chiedono la restituzione dei soldinella manovra giro di vite sull’ uso dei cellulari in auto
ROMA Travasare nella manovra le norme che cambiano il codice della strada prevedendo un giro di vite sull’ uso dei cellulari in auto: è l’ obiettivo del presidente della commissione Trasporti della Camera Michele Meta (Pd), e con lui anche di un ampio fronte in Parlamento. Si tratta dell’ ultimo treno della Legislatura, spiega il deputato Pd, convinto che questa sia l’ unica soluzione per evitare che il lavoro fatto finisca nel cestino. Oggi in commissione Bilancio al Senato dovrebbero iniziare le votazioni, mentre domani l’ Unione europea dovrebbe dare la “pagella” all’ Italia. Tornando al codice della strada, il primo nodo da affrontare è quello dell’ ammissibilità: la palla è nelle mani del presidente della commissione Bilancio del Senato Giorgio Tonini e, anche, del governo. Ormai infatti il tempo per presentare modifiche a firma dei parlamentari è scaduto e, infatti, Meta chiede al governo di fare propria la misura presentando un emendamento nei prossimi giorni. Le norme fanno incassare soldi, grazie all’ inasprimento delle sanzioni, ma non è chiaro se un testo simile possa comunque rientrare nelle maglie della legge di bilancio. Il testo, nella versione approvata a Montecitorio, oltre a prevedere un inasprimento delle sanzioni per l’ uso degli smartphone alla guida (fino a oltre 2.500 euro) e la sospensione della patente (che può arrivare a sei mesi), introduce anche l’ obbligo dei “seggiolini” anti-abbandono nelle autovetture. ROMA La quota variabile della Tari va applicata una sola volta in relazione alla superficie totale dell’ utenza domestica. Dopo che molti Comuni hanno moltiplicato illegittimamente la tassa sui rifiuti, applicando più volte su un singolo immobile la quota variabile che caratterizza questo tributo, il ministero dell’ Economia e delle Finanze è arrivato ieri a fare chiarezza. «Un diverso modus operandi da parte dei Comuni – si legge in una circolare del ministero – non troverebbe alcun supporto normativo, dal momento che condurrebbe a sommare tante volte la quota variabile quante sono le pertinenze, moltiplicando immotivatamente il numero degli occupanti dell’ utenza domestica e facendo lievitare conseguentemente l’ importo della Tari». Secondo quanto precisa il Mef, per “superficie totale dell’ utenza domestica” si intende la somma dei metri quadri dell’ abitazione e delle relative pertinenze. Se dunque il contribuente riscontra un computo errato della parte variabile della tassa sui rifiuti effettuato dal Comune o dal soggetto gestore del servizio può chiedere il rimborso del relativo importo per le annualità a partire dal 2014, anno in cui la Tari è entrata in vigore. Secondo un primo check fatto dal Sole24Ore, ad inciampare nel computo gonfiato sono state anche grandi realtà e tra queste Milano e Genova, Napoli e Catanzaro, Cagliari e Ancona, Rimini e Siracusa.Il Mef precisa in particolare che «la quota fissa della tariffa per le utenze domestiche è determinata applicando alla superficie dell’ alloggio e dei locali che ne costituiscono pertinenza le tariffe per unità di superficie parametrate al numero degli occupanti». Pertanto, la quota fissa di ciascuna utenza domestica deve essere calcolata moltiplicando la superficie dell’ alloggio sommata a quella delle relative pertinenze per la tariffa unitaria corrispondente al numero degli occupanti dell’ utenza stessa, mentre la quota variabile è costituita da un valore assoluto, vale a dire da un importo rapportato al numero degli occupanti che «non va moltiplicato per i metri quadrati dell’ utenza e va sommato come tale alla parte fissa».Sul pronunciamento del ministero interviene il Codacons. «Il Mef conferma la nostra tesi e apre la strada ai rimborsi in favore degli utenti che hanno pagato somme non dovute», dice Carlo Rienzi, presidente dell’ associazione dei consumatori che già affila le armi legali contro le amministrazioni comunali in errore. «Le amministrazioni – dice Rienzi – devono restituire il maltolto in modo automatico e senza ulteriori costi per gli utenti».
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