9 Novembre 2017

Vendeva carne avariata, l’ Ulss tra i clienti

sono una trentina in italia gli enti in relazione con la ditta toscana gli investigatori hanno escluso comunque dei rischi per la salute
Carni avariate. C’ è anche l’ Ulss Ovest Vicentino, poi confluita nell’ Ulss Berica, fra la trentina di mense di scuole e ospedali che si sono rifornite dalla Alessio Carni di Monsummano Terme, in provincia di Pistoia, i cui quattro responsabili sono finiti ieri agli arresti domiciliari, con l’ accusa di essersi aggiudicati appalti pubblici di forniture alimentari per diversi milioni di euro, assegnati in base al criterio dell’ offerta economicamente più vantaggiosa, abbattendo i costi mediante la somministrazione di alimenti non corrispondenti a quelli previsti, tra cui carni potenzialmente nocive per la salute poiché avariate e contaminate da batteri. A seguito dell’ inchiesta partita nel gennaio 2016, riferita ad appalti che partono nel 2015, è stata sequestrata mezza tonnellata di carne non conforme, destinata a bambini e degenti, le fasce più deboli della popolazione.Al momento non è si sa a quali mense dell’ Ovest vicentino fosse destinata la carne acquistata dall’ Ulss dalla ditta pistoiese. A far compagnia all’ Ulss vicentina ci sono altre 30 mense, fra scuole e ospedali, di Lazio, Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Toscana, oltre a tredici strutture militari dell’ Esercito e dell’ Aeronautica militare.Gli investigatori escludono gravi rischi per la salute, stando a quello che è stato precisato dal colonnello Erasmo Fontana, comandante dei carabinieri del gruppo tutela salute di Roma: «Le carni sequestrate e esaminate – ha affermato – non sono risultate tossiche, sarebbero state nocive per la salute solo nel caso di consumo seriale». Perquisizioni dei carabinieri del Nas sono ancora in corso nell’ azienda al centro dell’ inchiesta, dove anche ieri mattina sono stati eseguiti sequestri di carne in cattivo stato di conservazione. Disposto anche nei confronti della società, che solo nel 2016 si è aggiudicata appalti per 6 milioni di euro, un sequestro preventivo di beni per circa 320 mila euro. Secondo quanto accertato, in alcuni casi le carni fornite alle mense venivano spacchettate e poi rietichettate con date di scadenza prolungate rispetto alle originali. Se capitava che venissero mandate indietro perché in cattivo stato di conservazione, per la presenza di mosche o di macchie nere, venivano rilavorate e destinate ad altri clienti. «La prassi dell’ azienda – spiegano gli investigatori – sarebbe stata quella di acquistare in Toscana carni di cattiva qualità, provenienti da animali anziani, e di spacciarle per tagli pregiati o comunque provenienti da animali giovani, come carne di vitello». Risalgono a quasi trent’ anni fa le prime irregolarità nelle fornitura di alimenti accertate a carico della Alessio Carni. Nell’ ordinanza che ha portato all’ arresto dei quattro responsabili della ditta, Bonello, Alessio, Enrico e Francesco Parlanti, oltre al loro commercialista Spartaco Capaccioli, il gip di Pistoia Maria Elena Mele sottolinea «la costanza e sistematicità delle condotte criminose… condotte che costituiscono l’ ordinario modus operandi degli indagati già accertato in passato». Sulla vicenda è intervenuto anche il Codacons, che annuncia la volontà di costituirsi parte civile in un eventuale processo. M.L.D.

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