7 Novembre 2017

«Se lo sciopero continuerà medici Usl negli ambulatori»

di Sabrina Tomè PADOVA«Se perdurasse lo sciopero dei medici di base, la Regione potrebbe decidere di mettere a disposizione quelli delle Usl per fare attività di ambulatorio». Lo ha dichiarato ieri il presidente della Quinta Commissione Sanità Fabrizio Boron a fronte della mobilitazione dei camici bianchi che terranno chiusi i loro studi domani e giovedì, primi due giorni di serrata di un pacchetto di ben 81. «Si tratta», precisa e sottolinea Boron, «di una mia idea». Ma a fronte del silenzio dell’ assessore alla Sanità Luca Coletto, la posizione del consigliere leghista rappresenta gli umori del governo veneto. Insomma, se i camici bianchi hanno deciso la linea dura, la Regione potrebbe a sua volta alzare il tiro. Un tentativo di mediazione è stato avviato da Codacons che con il presidente regionale Franco Conte, ha invitato i medici a trovare forme di protesta diverse dallo sciopero e ha diffidato la Regione a risolvere il problema. «Esprimiamo massima solidarietà ai medici, condividiamo le ragioni della loro protesta. Li invitiamo però a rivedere la loro decisione», ha spiegato Conte, «Chiediamo alla Regione di dare piena applicazione al piano socio-sanitario territoriale». Perché è proprio sull’ attuazione dell’ atto programmatico che è divampata la protesta dei dottori.Medicine di gruppo integrate. Sono i super-ambulatori formati da gruppi di professionisti, attivi 12 ore al giorno e pensati per dare risposte alla cronicità. Il piano ne prevedeva 400, ne sono stati autorizzati 86, attivati 55 di cui solo 12 nuovi. Un piano disatteso dunque, secondo i medici, che contestano inoltre alla Regione l’ intenzione di aprire le strutture nelle sole aree metropolitane quando invece sono le periferie, sprovviste del Pronto soccorso, ad averne più bisogno. «Sono state previste più Medicine di gruppo di quelle autorizzate, ma bisogna fare i conti con i bilanci», la replica di Boron, «Quando il piano è stato redatto non era prevedibile la crisi. E nel 2018 esso dovrà essere rifatto; occorre fare il tagliando, vedere quello che ha funzionato e quello che invece non va». Il giallo dei fondi. Le Medicine di gruppo soffrono dunque un’ insufficienza di fondi. I medici però lo escludono: la Regione, dicono, ha stanziato allo scopo la somma di 25 milioni all’ anno per 4 anni da versare tramite le Usl. «Ma quei soldi non sono stati spesi allo scopo. Eppure ci sono, come ha assicurato il direttore generale della Sanità veneta Domenico Mantoan. Sono stati stanziati in un fondo vincolato accentrato del bilancio regionale», afferma Domenico Crisarà, responsabile dell’ associazione Fimmg dei medici di base che ha promosso lo sciopero insieme a Smi (Liliana Lora), Snami (Salvatore Cauchi) e Intesa Sindacale (Antonio Fania). Perché allora, se effettivamente, i soldi sono disponibili non vengono spesi? «C’ è un contenzioso continuo su chi deve assumere il personale e chi deve sostenere le spese degli immobili», aveva denunciato Claudio Sinigaglia, consigliere Pd in V Commissione Sanità. I letti a pagamento. Dopo il taglio dei posti letto negli ospedali per acuti, era prevista la creazione di 1.263 posti nel territorio, nei cosiddetti ospedali di comunità. E infatti la Regione, con una delibera di maggio, ne ha assegnati 880 a strutture convenzionate. Il problema? «Dopo il trentesimo giorno il posto letto si paga», afferma Crisarà. Ma non solo: dal progetto, dicono i camici bianchi, vengono esclusi i medici di medicina generale che in tal modo non possono gestire nel territorio i loro pazienti più complessi.Case di riposo e privatizzazione. Una delibera della Regione stabilisce che a nominare i medici che prestano servizio all’ interno delle strutture siano i gestori, vale a dire la direzione della casa di riposo stessa. E questo a differenza del precedente sistema che affidava le nomine alle Usl. Un dettaglio tecnico? Tutt’ altro secondo i professionisti che lamentano inevitabili ripercussioni sui cittadini. «Il gestore è un imprenditore e quindi farà scelte dettate da criteri imprenditoriali», sottolineano, «Si dimentica che l’ eccellenza veneta passa per medici non sottoposti a ricatti dei datori di lavoro come invece avviene nelle altre regioni». Questo meccanismo di nomina riguarderà anche hospice e ospedali di comunità. Per i medici si tratta dell’ inequivocabile segnale che la sanità veneta sta puntando dritta a un modello di privatizzazione. «Questo è davvero singolare», la risposta di Boron, «È singolare che i medici, che sono professionisti privati, parlino di privatizzazione. La loro è una posizione di parte. La Regione si serve di strutture accreditate e di medici di base. E molte delle case di riposo sono pubbliche. In ogni caso: noi abbiamo convocato i medici per trattare a fine agosto, pochi giorni dopo la loro richiesta. Dopo il primo incontro non si sono più presentati».©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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