L’ inflazione frena A Parma è doppia rispetto alla media
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fonte:
- Gazzetta di Parma
II L’ inflazione frena ancora, fermandosi a ottobre all’ 1%, il livello più basso da inizio anno. Non vale lo stesso discorso per il cosiddetto «carrello della spesa», l’ insieme dei prodotti che finisce nella lista quotidiana: i rincari proseguono con l’ indice che arriva all’ 1,7%. L’ Istat diffondendo le stime su ottobre spiega come si sia trattato di un mese particolare. A fare la differenza sono però le tasse universitarie, scese addirittura del 39,3% grazie alle novità introdotte con la manovra dello scorso anno. Il governo ha infatti azzerato o quanto meno tagliato il prelievo per gli studenti che vivono in famiglie povere. Ciò ha determinato una gelata a cui si sono aggiunti anche «deprezzamenti» dovuti alla fine delle vacanze (dagli hotel al voli). A risollevare i listini ci ha pensato la verdura fresca, con un’ impennata (+12,1%) che la Coldiretti attribuisce al «clima pazzo». Per il Codacons, una «famiglia tipo» solo per mangiare spende oggi «112 euro in più rispetto allo scorso anno». Una cifra da cui la stima dell’ Unione nazionale consumatori non si allontana di molto («132 euro per una coppia con due figli»). La Confcommercio invita aguardare al dato «pulito». Al netto delle novità in fatto contribuzione studentesca all’ università, con la «no» e «low» tax area il tasso «si sarebbe portato al l’ 1,2%». E magari l’ inflazione non sarebbe scesa su base mensile (-0,2%). Per Federdistribuzione è già tempo di bilanci annuali: l’ associazione parla di una «modesta ripresa dei prezzi, che riflette un rapporto tra domanda e offerta che ancora non vede, nonostante alcuni segnali incoraggianti, una decisa e diffusa ripresa dei consumi». L’ inflazione a Parma resta più alta della media nazionale. In ottobre, l’ inflazione tendenziale (rispetto a un anno fa) è +2,1%, mentre il tasso nazionale è +1,0%. L’ inflazione congiunturale (rispetto al mese scorso) è +0,2%, mentre il tasso nazionale è – 0,2%. Sul dato di ottobre, spiega l’ Istat, incide il forte ribasso registrato per l’ istruzione universitaria, grazie all’ introduzione, decisa della scorsa manovra, di una «no tax area» e di una «low tax area». I prezzi che aumentano di più a Parma, secondo le rilevazioni del Comune, sono i servizi ricettivi e di ristorazione: +9,7% annuo; abitazione, acqua, energia elettrica e altri combustibili: +3,9% annuo; trasporti: +2,3%. Per quanto riguarda, invece, i prezzi che scendono di più a Parma troviamo: istruzione: – 14,8% (stessa percentuale annua e mensile); comunicazioni: – 1,9% annuo; servizi sanitari e spese per la salute: – 0,1% annuo. ur.eco.
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