Agenzia del farmaco a Vienna Così la Ue corteggia il giovane Kurz
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- La Stampa
L’ opinione è diffusa tra le 27 delegazioni europee: «Il trasferimento da Londra delle due Agenzie Ue arriverà con una decisione politica». Non sarà la città con i criteri migliori a ospitare quella del Farmaco (Ema) o quella Bancaria (Eba). Il 20 novembre si voterà infatti con un complesso sistema a scrutinio segreto: chi avrà costruito migliori alleanze, porterà a casa il bottino. E nel segreto dell’ urna tutto è possibile. Ieri a Bruxelles i leader hanno avviato i contatti per la campagna acquisti, nelle prossime quattro settimane lo «scouting» entrerà nel vivo. Se l’ approdo dell’ Eba a Francoforte viene dato da tutti quasi per scontato, sull’ Ema la partita è aperta. Milano è tra le città che più coltivano la speranza di farcela, ma – per varie ragioni – la concorrenza di alcune capitali sembra insormontabile. Amsterdam resta in pole position e il risultato delle ultime elezioni austriache spinge al rialzo le quotazioni di Vienna, nonostante ieri il cancelliere uscente Christian Kern abbia manifestato un pizzico di pessimismo. Però lui, appunto, è il cancelliere uscente. Tutto ora è nelle mani di Sebastian Kurz, che già giovedì mattina – al vertice del Ppe – aveva iniziato a stringere le relazioni con i big europei. E a discutere della candidatura di Vienna. Angela Merkel non ha ancora svelato le proprie carte. Ed è facile immaginare che il peso tedesco possa trascinare con sé qualche voto. «Berlino – spiega una fonte diplomatica – potrebbe decidere di usare l’ Ema come moneta di scambio con Kurz. C’ è un forte pressing per convincerlo a costruire un governo pro-europeo». A Bruxelles i timori per la possibile alleanza con l’ estrema destra sono forti, perché rischia di spingere Vienna verso il gruppo dei Visegrad. E invece si lavora dietro le quinte per mantenere l’ Austria «al di qua della cortina». Proprio dai Visegrad si alza il coro in sostegno di Bratislava, anche se la sede rispetta pochi requisiti. E ai dipendenti non piace. «Ci aspettiamo un po’ di equità – ha detto l’ altro giorno il ministro agli Affari Europei slovacco -, visto che noi siamo uno dei cinque Paesi che non hanno nemmeno un’ agenzia». Passerà questa linea? Mark Rutte è convinto di no. «Perché è giusto assegnare le nuove agenzie ai Paesi che non ne hanno nemmeno una, ma l’ Ema non è una nuova agenzia». Il premier olandese lo dice per difendere i propri interessi, ma al momento resta quello che ha in mano le carte migliori: Amsterdam ha ottimi requisiti ed è pure in testa alle preferenze dei 900 dipendenti Ema (seguono Barcellona e Vienna, poi Milano e Copenhagen). In più il neonato governo olandese ha la giusta spinta. «Dopo Germania e Francia – fanno notare dal Consiglio – l’ Olanda è oggi il Paese più dinamico tra i big. L’ Italia si avvia verso la campagna elettorale, la Spagna ha i suoi problemi interni e la Polonia pure. Rutte sta sprigionando la sua energia positiva». Porte chiuse per Milano? «Stiamo facendo un pressing diplomatico notevole» non perde la speranza Gentiloni. Sono stati avviati contatti con Slovenia, Cipro, Belgio, Grecia, Lussemburgo e i Baltici. «Per noi – spiegano fonti italiane – è essenziale arrivare al secondo turno (vi accedono le tre città più votate, ndr). Dopodiché tutto è possibile». Ma, come se non bastassero gli ostacoli in Europa, ci sono anche quelli interni. Il Codacons ha chiesto alla Commissione Ue di bloccare il trasferimento dell’ Ema a Milano: «Troppi conflitti di interessi tra Sanità e cause farmaceutiche». BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
marco bresolin
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