La Buona Scuola riparte dalle tasse
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fonte:
- Il Tempo
Valerio Maccari Niente imposta di bollo sulle polizze, mala buona scuola diventa più cara per gli insegnanti. Nelle bozze di manovra spunta infatti un nuovo balzello: la tassa da 10 euro da applicare su tutti i concorsi relativi alla scuola. Una tassa declinata come diritti di segreteria, da pagare prima di inoltrare la domanda e non viene restituita in alcun caso. A prevederla è l’ ultimo testo circolante della Legge di Bilancio, in attesa di verifica della Ragioneria dello Stato. Un’ imposta non nuova, già inserita – ma come una tantum – nell’ ultimo concorso a cattedra svolto nel 2016, in quanto prevista dalla Legge 107, adesso sembra possa essere estesa a tutti i concorsi per la scuola prevista dai Decreti Legislativi attuativi della Buona Scuola. La tassa sui concorsi arriva in bozza di Legge di Bilancio dopo le intense critiche suscitate dal testo precedente, che conteneva la previsione di un’ imposta di bollo – del 2 per mille – sulle polizze vita a capitale garantito, una vera e propria tassa sulla morte che secondo le stime avrebbe dovuto garantire all’ Erario nel 2018 maggior gettito per 194 milioni e 292 milioni di euro a partire dal 2019. Non moltissimo, ma abbastanza da incidere sugli italiani che si assicurano e da sollevare gli animi contro l’ ipotesi del governo. Anche perché si sarebbe trasformata in una vera e propria mini -patrimoniale, visto che la norma prevedeva il pagamento per tutte le comunicazioni relative alle polizze, considerate inviate almeno una volta nel corso dell’ anno. Il che vorrebbe dire che l’ imposta, spalmata sulla durata intera delle polizze, si sarebbe trasformata in un prelievo finaledel 2% già nella media dei dieci anni. Se l’ ipotesi di tassare le polizze vita si è trasformato in un clamoroso autogol del governo, però, anche il nuovo balzello non piace. Per il Codacons è addirittura un provvedimento immorale teso a far cassa speculando sul diritto al lavoro. «Si tratta di un balzello vergognoso – spiega il presidente Carlo Rienzi – Già oggi chi affronta un concorso è costretto a sostenere costi ingenti tra testi di preparazione, trasporti, trasferimenti, alloggi in albergo, ecc. A ciò il governo vorrebbe aggiungere una ulteriore tassa da 10 euro a candidato, di cui non si capisce francamente il senso né cosa la giustifichi. Sembra un mero espediente per permettere allo Stato di fare cassa col diritto al lavoro». Inoltre, potrebbe prendere forma nella legge di Bilancio peril prossimo anno. Se infatti nella manovra fuoriuscita dal consiglio dei ministri di lunedì scorso non è entrato, almeno in prima battuta, il tema dei giochi, secondo quanto si apprende dalle agenzie specilizzate sarebbe al vaglio del Mef ci sono alcune misure al vaglio, e che quest’ anno potrebbero riguardare principalmente il settore delle scommesse. Al momento, infatti, esiste una pagina bianca dedicata alle «risorse dai giochi» e, dopo l’ incremento della tassazione, che ha riguardato principalmente slot e Vlt, ora si starebbe pensando di prorogare fino al 31 dicembre 2018 la validità delle attuali concessioni di scommesse. Questo anche al fine di dare tempo alle Regioni di adeguare le proprie norme a quanto statuito dall’ intesa sul riordino dell’ offerta di gioco in Italia raggiunta in Conferenza unificata, per la quale si attende, entro fine ottobre, il decreto attuativo da parte del Mef. Intesa che prevede il dimezzamento dei punti di gioco. Tra le altre misure che si stanno valutando, anche il ritocco della tassa sul margine, oggi fissata al 18% per le scommesse fisiche e al 22 per quelle online. In totale, i conti delle risorse dovrebbero attestarsi sulle decine di milioni di euro.
valerio maccari
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