Falso in atto pubblico Le analisi dei revisori inguaiano Appendino
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Ô Più dell’ esposto firmato dai consiglieri di opposizione Alberto Morano e Stefano Lo Russo, potè quello depositato dal collegio dei revisori dei conti. Il motivo è semplice: a dettare le accuse dei tecnici non sarebbero ragionamenti di natura esclusivamente politica, ma rilievi neutri di esperti che si occupano della gestione della cosa pubblica. È per questo che ieri mattina i procuratori aggiunti Enrica Gabetta e Marco Gianoglio hanno voluto di nuovo ascoltare, come persona informata sui fatti, uno dei revisori che avevano denunciato il debito di 5 milioni di euro che Palazzo Civico aveva contratto nei confronti della società Ream, partecipata della Fondazione Crt. La vicenda è quella del mancato acquisto dell’ area ex Westinghouse che ha portato all’ iscrizione nel registro degli indagati, con l’ accu sa di falso ideologico in atto pubblico, della sindaca Chiara Appendino, dell’ assessore al Bilancio Sergio Rolando e del capo di Gabinetto Paolo Giordana. È in realtà un fascicolo d’ indagine diviso in due tronconi, quello aperto dalla magistratura torinese. Il reato è lo stesso in entrambi i filoni, ma da una parte c’ è il rendiconto relativo all’ anno 2016 e dall’ altra il bilancio di previsione riguardante il 2017. Sono tre gli indagati per il primo filone: la sindaca, l’ assessore al Bilancio e il capo di Gabinetto. Due per il secondo: i soli Appendino e Rolando. Dopo l’ interrogatorio dell’ inquilina di Palazzo Civico, che martedì pomeriggio è stata ascoltata per tre ore dai pm, ecco ieri mattina il vertice in procura tra magistrati e finanzieri e poi il lungo colloquio dei magistrati con il revisore. Ma sotto la lente degli investigatori, già da qualche ora, è finita anche la memoria che i tre indagati hanno consegnato ai magistrati Gabetta e Gianoglio e nella quale vengono evidenziati gli accordi con la Ream per posticipare nel 2018 la restituzione della caparra. Da piazza Palazzo di Città fanno sapere che i documenti scritti durante la fase di preparazione del bilancio devono essere considerati autentici. La decisione di non iscrivere il debito di 5 milioni sarebbe stata resa possibile dalle riforme introdotte dal decreto 118 del 2011 (modificato nel 2014 ed entrato definitivamente in vigore nel 2015) sul regime contabile degli enti pubblici. In particolare, sarebbe stato seguito il principio contabile della «competenza finanziaria potenziata» che permetteva di portare questo debito nel bilancio solo nell’ esercizio del pagamento effettivo (in questo caso il 2018). Per la magistratura, al contrario, quei documenti devono corrispondere alla verità, anche se tecnicamente si tratta di «atti interni» alla pubblica amministrazione. Nei prossimi giorni potrebbero essere ascoltati in procura anche Rolando e Giordana. «Ho fiducia nell’ operato dei magistrati e quando sarò convocato risponderò a tutte le domande», ha commentato ieri l’ assessore a margine di una commissione comunale. Anche il Codacons, nel frattempo, si è schierato contro la sindaca. «Abbiamo deciso di intervenire nell’ interesse dei cittadini torinesi costituendoci parte offesa nell’ inchiesta», ha spiegato l’ associa zione in difesa dei diritti dei consumatori.
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