14 Ottobre 2017

IL CASO VENEZIA

 

Le indagini degli esperti conducono in Russia, e più precisamente nella Regione a sud dei monti Urali. L’ allarme per la presenza di tracce radioattive nell’ aria era scattato in tutto il Nordest lo scorso 4 ottobre: sono passati 10 giorni e di quella massa d’ aria conosciamo solamente la probabile provenienza. Questa settimana i valori si sono abbassati ulteriormente, ma la loro causa resta sconosciuta. Nessun organo ufficiale è in grado di dare una spiegazione, tanto che ora il mistero approda anche in Parlamento. «Al momento – sottolinea Serena Pellegrino, deputata di Sinistra Italiana – né il Ministero dell’ Ambiente né l’ Agenzia Internazionale per l’ Agenzia Atomica sanno dire di più su cosa sia effettivamente accaduto e su cosa abbia determinato l’ anomalia radiometrica». LE TRACCE Dieci giorni fa le agenzie Arpa del Veneto e del Friuli, strutture regionali che monitorano la situazione ambientale, hanno diffuso una nota ufficiale annunciando che nei giorni precedenti le centraline installate a Verona, Vicenza, Belluno e Udine avevano rilevato alcune tracce di Rutenio 106, un radionuclide che tende ad emettere radiazioni. Valori analoghi erano stati riscontrati in Lombardia ma pure in altri Paesi europei, come Austria e Svizzera. Questo elemento chimico era stato registrato anche nel 1986 a Chernobyl, dove capitò il più grande disastro nucleare della storia. L’ allarme è stato dunque immediato, ma gli studiosi hanno allontanato ogni tipo di preoccupazione: «L’ assenza di altri radionuclidi – spiegano – porta ad escludere incidenti ad un impianto di produzione nucleare o esplosioni di ordigni bellici». Eppure le domande restano: chi ha provocato la dispersione di elementi radioattivi nell’ aria? C’ è il rischio che nuove tracce siano registrate in futuro, comportando dei rischi per la nostra salute? GLI ESPERTI «La diminuzione di quei valori è stata progressiva e da alcuni giorni non vi è più alcuna traccia radioattiva – spiega Flavio Trotti, responsabile dell’ osservatorio per gli agenti fisici di Arpa Veneto – ma non abbiamo alcun tipo di informazione ufficiale sulle cause. Sappiamo solo che autorevoli enti europei ipotizzano che quella massa d’ aria arrivi dalla zona degli Urali». A dirlo, infatti, sono l’ Ufficio di Sanità Pubblica della Svizzera e gli istituti di radioprotezione di Francia e Germania. Anche per questi organismi, però, le cause restano sconosciute. Per ora esistono solamente ipotesi, quelle subito avanzate dagli specialisti Arpa di Veneto e Friuli. «Questa – ribadiscono ora – è una sostanza artificiale che viene talvolta utilizzata nella radioterapia per trattare certi tipi di tumori del sistema oculare. Le emissioni potrebbero dunque esser state provocate da un impianto con finalità mediche». LA POLITICA L’ interrogazione di Serena Pellegrino ha portato la questione a Roma, ma quella della parlamentare pugliese non è l’ unica voce politica che sta tenendo alta l’ attenzione sull’ argomento. Anche Domenico Scilipoti, senatore di Forza Italia ed esponente dell’ assemblea parlamentare della Nato, ha infatti incalzato il governo. «Chiediamo urgentemente di riferire in parlamento – scrive Scilipoti – in seguito alle notizie preoccupanti relative ad una nube radioattiva. I ministri della salute e dell’ ambiente, Lorenzin e Galletti, spieghino a milioni di italiani che risiedono nel nord Italia l’ evoluzione di questa preoccupante situazione». Gli esperti assicurano che i valori non sono mai stati preoccupanti, nemmeno i primi giorni, ma il mistero resta. La vicenda è di grande interesse anche in altre regioni, come la Lombardia. A Bergamo per esempio si è mosso perfino il Codacons (coordinamento delle associazioni a difesa dell’ ambiente e dei consumatori) presentando un esposto in Procura. Lo scopo? Spingere le autorità ad accertare la fonte della nube radioattiva. Gabriele Pipia © RIPRODUZIONE RISERVATA.
gabriele pipia

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