7 Ottobre 2017

«Smantellate pali e cavi» E c’ è anche chi chiede un “riciclo” alternativo

«Noi ci siamo comprati una Ferrari e per ora la stiamo usando come un Ciao. Dobbiamo cominciare a usarla come una Ferrari e, se non abbiamo la possibilità di farlo, conviene liberarcene». Piero Mongelli, responsabile del Codacons di Lecce, usa la metafora più calzante sulla vicenda filobus e, all’ indomani dell’ incontro del sindaco Carlo Salvemini con il ministro dei Trasporti Graziano Del rio, dal quale è emerso che il percorso verso la rimozione sarà lungo e non privo di ostacoli, suggerisce al primo cittadino di sfruttare questo tempo per dare un’ ultima possibilità alla mastodontica infrastruttura. «I tempi che si allungano, secondo me, possono servire – spiega l’ avvocato dell’ associazione dei consumatori – per implementare e riorganizzare un sistema di mobilità che tenti di portare la filovia alle 15mila presenze previste. Perché non provare?». Mongelli propone anche la sua ricetta. «Rivoluzionare il concetto di mobilità a Lecce, abbandonando l’ utilizzo delle autovetture all’ interno della città e mettendo al centro mezzi alternativi quali le due ruote, i bus, le proprie gambe, come avviene in una piccola metropoli. Se destinassimo il filobus ad un sistema di area vasta, è chiaro che le cose potrebbero cambiare. A patto, però, che i numeri reggano e fermo restando che il filobus brutto era, brutto resta e brutto resterà. Come Coda cons – conclude – lo dicemmo subito che sarebbe stato meglio progettarlo rivolto all’ esterno della città e non all’ interno. Probabilmente così i 15mila utenti giornalieri sarebbero stati raggiunti». Se, però, anche questo esperimento non dovesse riuscire, per Mongelli «non c’ è alternativa alla rimozione, costi quel che costi». Per Giovanni D’ Agata, Salvemini deve insistere sulla strada della rimozione della filovia ma, per non sprecare del tutto i 23 milioni di euro spesi, dovrebbe anche riciclarla per collegare Lecce a San Cataldo. Facendo rivivere, in un certo senso, il tram che, nel secolo scorso, da piazza Sant’ Oronzo arrivava fino al mare. «Il Ministero sta ponendo una serie di paletti com’ era prevedibile – dice il presidente dello Sportello dei Diritti – visto l’ esborso di milioni di euro. Penso che la soluzione migliore sia smontarlo e utilizzarlo sulla tratta per San Cataldo e le marine». Quello che preme a D’ Agata è, in sostanza, recuperare il recuperabile. «Noi fummo fra i primi a fare le barricate contro questa infrastruttura – ricorda – già in fase di proget to, quando capimmo che si passava dalla monorotaia alla rete di Spiderman. Quindi, siamo a favore della rimozione ma anche del riutilizzo sulla linea per le marine e su quella per Ecotekne per riciclare i materiali e non sprecare i bus». D’ Agata, invece, non è convinto dell’ idea di sospendere il servizio in attesa dello smantellamento. «Finché non si ha la certezza della rimozione – conclude – il mezzo deve circolare altrimenti stiamo buttando risorse su risorse». Paola Elia, vicepresidente della Fiab Cicloamici di Lecce, invita Salvemini a non mollare nella battaglia per smontare il filobus. «Siamo sicuramente pro rimozione del filobus. Quei soldi sono stati spesi male – specifica – e sarebbe stato molto meglio sfruttarli in altro modo, anche perché erano stati previsti dei numeri di fruizione ben lontani da quelli che poi si sono registrati nella realtà». Con una simile cifra si sarebbero potute fare tante piste ciclabili. Ma non solo. «Ci sono tutta una serie di interventi infrastrutturali e di servizi che bisogna fornire alla cittadinanza – aggiunge la Elia – per fare in modo di creare la mobilità dolce. Ripeto, ben vengano le piste ciclabili ma realizzate ad hoc, non come tante che abbiamo qui che, a un certo punto, si interrompono finendo sulla strada». Si schiera dalla parte del filobus, invece, Cosimo Chiffi, consulente esperto in mobilità sostenibile. «A deturpare la bellezza di Lecce – sostiene – non sono i fili in aria, ma l’ enorme concentrazione di auto per terra. Il filobus non è un sistema inadeguato, antico e costoso, tanto che è diffusissimo altrove. L’ errore è stato far percorrere le strade ai bus elettrici insieme agli altri veicoli invece di creare linee filoviarie che, in gergo tecnico, si chiamano Tcsp, trasporto collettivo in sede propria, che danno priorità al mezzo pubblico». Sarebbe bastato prevedere nel progetto questi corridoi esclusivi. Cosa che non è avvenuta. «Il mio consiglio al sindaco – dice Chiffi – è quello di fare uno studio di fattibilità sulla revisione del sistema filoviario all’ interno di un progetto che lo inquadri come Tcsp. Il servizio di trasporto pubblico europeo si sta spostando sull’ elettrico. Lecce lo ha già, perché non trasformarlo in un vantaggio? Oltretutto ci sono progetti comunitari che stanno testando soluzioni per rendere sistemi bimodali come il nostro totalmente elettrici e per usare le infrastrutture per ricaricare i mezzi». In sostanza, il futuro, secondo l’ esperto, saranno proprio i bus elettrici. «È sbagliato – conclude Chiffi – prendersela con la tecnologia. C’ è ancora spazio per ripensarla».
ilaria marinaci

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