29 Settembre 2017

«L’ inchiesta? Sono in regola Ma le polemiche mi feriscono»

d’ alessandro amareggiato: «resto se la città mi vuole»
di PAOLO PACINI «HO LETTO sui giornali dell’ inchiesta aperta sul concerto dei Rolling Stones. Non so che dire, se non che mi sento a posto con la coscienza e che ho operato nel pieno rispetto delle regole, peraltro dettate minuziosamente dalla commissione provinciale di vigilanza. Facciano i loro accertamenti, non ho niente da nascondere e non vedo neppure che reati possano emergere». Mimmo D’ Alessandro, organizzatore del maxi evento che ha portato in città oltre 55mila persone, appare tranquillo, ma anche amareggiato. «CREDO di aver fatto qualcosa di straordinario per la città – sottolinea – qualcosa di storico per Lucca. E invece in mezzo a tanti complimenti leggo, soprattutto sui social o su certa stampa, degli attacchi vergognosi, in parte anche costruiti ad arte. Non è bello neppure vedere delle civette dei giornali dove si spara la notizia di un’ inchiesta come questa nata da alcuni esposti tanto per vendere due copie in più. Mi sembra sciacallaggio. Ma ormai non mi meraviglio più di nulla». L’ INCHIESTA aperta dalla Procura è al momento senza precise ipotesi di reato e senza indagati. Nasce da una serie di esposti (Italia Nostra, Codacons e un gruppetto di commercianti) che hanno evidenziato alcuni elementi all’ attenzione della magistratura: dai quattro lampioni storici tagliati sulla passeggiata (e rimessi ieri al loro posto) alla eccessiva concentrazione di pubblico nell’ area di viale Carducci rispetto alle vie di fuga possibili, oltre alle proteste di alcuni spettatori per la scarsa visuale dal prato B. «NON SO cosa possiamo aver combinato di così grave con questo concerto – aggiunge D’ Alessandro – se non portare un indotto sul territorio di Lucca e dintorni stimato in 40 milioni di euro, con un evento filato liscio come l’ olio, senza un incidente. Leggo cose assurde: io purtroppo non ho fatto grandi guadagni con i Rolling Stones, era pure uno spazio piccolo rispetto a un grande stadio, semmai i soldi e i vantaggi in termini di promozione mondiale li ha fatti la città. Peraltro io lavoro ovunque: a Bologna e Milano, dove ad aprile porterò Roger Waters, a Mantova, a Brescia, in luoghi magici come Pompei o il Circo Massimo di Roma. A Lucca ho portato per 20 anni il Summer festival e oggi francamente raccolgo poco in termini di riconoscenza. Vediamo anche come va la questione della convenzione pluriennale. Se Lucca mi vuole sa come fare. Io qui sono ospite. Non mi faccio intimidire o fermare dalle critiche di quattro professionisti della tastiera o da chi invidia il mio successo. Ma certo gli attacchi personali fanno male, specie quelli inventati sugli alberi tagliati: io non c’ entro nulla…».
paolo pacini

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