29 Settembre 2017

Indagine della procura D’ Alessandro è sereno «Noi siamo in regola»

di Gianni Parrini LUCCA«Era un concerto rock, non una prima alla Scala. La vera notizia è che non è successo assolutamente niente». Mimmo D’ Alessandro passerà alla storia come l’ uomo che ha portato i Rolling Stones a Lucca, ma prima di finire nei libri deve fari conti con la cronaca e con la procura di Lucca, che ha aperto un’ indagine (al momento contro ignoti) sulla base degli esposti-denuncia arrivati in via Galli Tassi dopo l’ evento. La materia oggetto dell’ attenzione degli inquirenti è ancora ignota e non vi sono indagati, tant’ è che il manager del Summer Festival non si scompone: «Non sono affatto spaventato – dice – La giustizia preoccupa solo i delinquenti. Ben venga l’ indagine della procura, io sono sereno e con la coscienza a posto. Ho appreso dell’ iniziativa della magistratura dai giornali di oggi, non so niente di più». Al momento risulta un esposto di Italia Nostra per il taglio di alcuni alberi avvenuto nei giorni precedenti il concerto. Ma il Comune è già intervenuto, spiegando che quell’ intervento era programmato e non aveva nulla a che fare col concerto: «Sugli alberi tagliati – conferma D’ Alessandro – non dovete chiedere a me, io non c’ entro niente». Si è detto anche delle proteste di alcuni commercianti penalizzati dalla logistica del concerto e dell’ esposto del Codacons per il mancato rispetto dei diritti degli utenti, alcuni dei quali non godevano di buona visuale. «Da parte dei commercianti mi sono arrivate solo lettere di encomio – dice il manager del Summer -. Per il resto non so davvero cosa dirle: non ci sono stati problemi di ordine pubblico o incidenti di alcun genere. Forse la notizia è questa. Parliamo di un concerto rock, un happening che è ben distante da uno spettacolo teatrale alla Scala. Forse chi si lamenta non è mai stato a un evento di questo tipo. Di concerti organizzati così bene ne ho visti pochi nella mia vita. La stragrande maggioranza degli spettatori non ha avuto da ridire, però ci sono una quarantina di professionisti della tastiera che sui social attaccano per guadagnarsi un po’ di visibilità. Sul costo dei biglietti è giusto precisare che abbiamo fatto i prezzi più bassi d’ Europa: negli altri Paesi i general admission sono venduti a 225 euro, qui a 115 euro». In corso d’ opera gli organizzatori del concerto hanno dovuto adeguarsi alle nuove disposizioni dettate dal Viminale con la famosa circolare del 7 giugno, relativa alla sicurezza nei grandi eventi: «Certo – spiega D’ Alessandro – abbiamo dovuto fare i conti con le nuove direttive e non è stato semplice ma tutte le prescrizioni sono state rispettate. Siamo in regola sotto tutti gli aspetti, abbiamo superato decine di riunioni e controlli. Perfino la mattina del concerto abbiamo avuto la visita dell’ Asl, dell’ Ispettorato del lavoro e via dicendo. Non ci sono state mosse contestazioni».C’ è poi il mistero delle due mappe, quella di maggio e quella definitiva. Presentano alcune differenze. «La mappa è cambiata diverse volte a seguito delle decine di riunioni che abbiamo fatto con la commissione provinciale. Sono state modifiche migliorative del progetto. Non mi risulta che nella prima mappa viale Carducci non fosse incluso nell’ area concerto (nello schema fornito alla stampa all’ epoca non vi figurava, ndr), in ogni caso nelle nostre intenzioni vi è sempre stato inserito».L’ altro tema che ha fatto discutere è quello della carenza di bagni. Molti spettatori hanno espletato le necessità fisiologiche sul paramento delle Mura e i lucchesi non hanno gradito. «Avevamo 225 bagni chimici per 55mila persone – spiega D’ Alessandro – Non credo che a San Siro il rapporto sia migliore. E poi ribadisco: era un concerto rock. Chi è appassionato di questi eventi arriva prima per prendere i posti migliori e non si sposta neppure se l’ ammazzi. Ad andare in bagno non ci pensa proprio. Se uno non è abituato può starsene a casa e guardare l’ evento su Youtube».Infine due parole sul rapporto di amore e odio con Lucca e i lucchesi. «Io sono sereno – conclude – Vengo da una cultura dove l’ invidia non esiste. Credo di aver fatto tanto per la città in questi 20 anni, ma se i lucchesi non mi vogliono più basta che lo dicano e me ne vado».
gianni parrini

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