25 Agosto 2017

I consigli Trattenersi qualche minuto in più davanti agli scaffali per leggere le indicazioni sulla confezione

 

 

Il segreto per un sereno consumo di uova è tutto racchiuso in un codice alfanumerico di 13 caratteri. Che, obbligatorio sulle confezioni che vanno nella grande distribuzione, racconta la vera e propria storia di ogni singolo uovo. È tutto molto semplice: la prima sigla da dover tenere a mente sono le prime due lettere che descrivono la nazione di appartenenza dell’ uovo che si sta per acquistare o per mangiare (IT per quanto riguarda l’ Italia). I tre numeri successivi, invece, indicano il comune dove si trova l’ allevamento di galline, seguito dalla sigla, in lettere, della provincia di appartenenza. Per essere, dunque, certi, di consumare uova non solo non contaminate, ma anche locali, occorre che sulle confezioni ci sia la scritta SA, che, indica, appunto, la provincia locale. Ma nei negozi salernitani che uova si trovano? La distribuzione del prodotto dipende, ovviamente, dai singoli accordi che le catene fanno con le aziende produttrici di uova, anche se c’ è comunque l’ obbligo di lasciare una percentuale variabile alla fetta locale di mercato. In provincia di Salerno sono molti gli esempi di aziende che allevano le galline per produrre uova biologiche, che poi commercializzano sia nei circuiti locali che, ovviamente, in tutta Italia. Ovviamente, accanto alle uova nostrane ci sono prodotti che arrivano da allevamenti – sempre controllati di tutta Italia e che sono vendute anche in provincia di Salerno. Uova non salernitane che, magari, sono lavorate da aziende della provincia come accaduto nel caso di Atena Lucana che lavorava uova di Sant’ Anastasia e per le quali ci si occupa di packaging piuttosto che di etichettatura. Ma come è composto il settore delle uova in provincia di Salerno? Sono due le filiere di attività che compongono il segmento dell’ industria di uova sul nostro territorio. La prima, quella del tutto fuori ogni tipo di allarmismi o psicosi, è quella che riguarda proprio la produzione delle uova. E cioè l’ allevamento di pollame. Sono 44 le aziende che, in provincia di Salerno, si occupano dell’ allevamento di galline e polli, sia per la produzione di carne che di uova. La seconda filiera, invece, è quella che più da vicino riguarda la presenza di uova contaminate anche in provincia di Salerno, e che include le aziende che si occupano di attività di supporto alla produzione degli animali. Anche in questo caso, le aziende attive a maggio di quest’ anno in tutta la provincia sono 50. Per evitare, dunque, che il caso di contagio delle uova abbia come ripercussione il crollo dei consumi del prodotto, che porterebbe seri danni anche alle aziende salernitane che vivono di questo, basta trattenersi qualche minuto in più davanti agli scaffali e leggere la provenienza. Sulla questione delle uova contaminate è intervenuto anche Matteo Marchetti, segretario del Codacons Campania, che ha sottolineato l’ intenzione dell’ associazione che tutela i consumatori di «chiedere alla Coldiretti dice Marchetti di avviare, assieme all’ associazione di categoria del settore delle uova, una serie di controlli ulteriori rispetto a quelli previsti dal protocollo del ministero della Salute. Proprio per evitare che ci sia danno per i consumatori, con un crollo dei consumi di un prodotto importante per l’ alimentazione quotidiana, ma anche per gli imprenditori del settore, penso sia necessario effettuare altre verifiche più approfondite e frequenti, che possano dare maggiori garanzie a tutti». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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